Tra il 1593 e il 1594 Londra fu colpita da un'epidemia di peste e, per evitare il contagio, la regina ordinò che venissero chiusi i teatri. Proprio in quegli anni William Shakespeare, il più grande drammaturgo di tutti i tempi, fece perdere le proprie tracce generando un mistero che gli studiosi non sono ancora riusciti a risolvere. Mimmo Strati, uno dei doppiatori italiani più affermati, prova a dare una risposta all'interrogativo sulla vita del bardo e omaggia Shakespeare, a 400 anni dalla sua morte, immaginandolo in giro per la campagna inglese con la Compagnia del Conte di Pembroke, alla ricerca di luoghi in cui creare la propria arte ed esibirsi.
Con "La bisbetica domata", in scena fino al 23 febbraio, prende vita l'ultima parte della trilogia shakespeariana voluta da Strati che, con la Compagnia dei Bardi, nei due anni precedenti ha portato in scena, sempre al Teatro delle Muse di Roma, "Romeo e Giulietta" e "Sogno di una notte di mezza estate". E ancora una volta, anche la commedia più rappresentata di Shakespeare, come gli altri due lavori, sta riscuotendo grande successo di pubblico.
"La bisbetica domata" è una storia fatta di travestimenti ed equivoci dove l'amore è soggetto alle regole ferree dei matrimoni, spesso combinati per interesse o prestigio delle famiglie. La storia prende le mosse dall'allestimento di uno spettacolo che la Compagnia del Conte di Pembroke sta mettendo in scena. L'arrivo di un vecchio ubriacone, al quale gli attori decidono di giocare uno scherzo, scombina il copione dando alla storia una direzione diversa da quella voluta dall'autore.
Protagoniste della storia messa in scena sono le sorelle Caterina e Bianca, tanto "bisbetica" la prima quanto dolce e bella la seconda. La strada per "la mano" di Bianca però passa attraverso quella di Caterina che il padre, Battista, decide di maritare per prima. E mentre Petruccio è l'unico che si fa avanti per sposarla, Bianca è contesa da ben tre pretendenti che attraverso l'inganno e il travestimento cercheranno di conquistare il suo cuore.
In perfetto stile "Bardi Storytellers" le due ore di rappresentazione scorrono velocemente grazie al taglio comico e dissacrante che il regista impone allo spettacolo. Un lavoro di regia minuzioso e delicato che ha permesso, con scarne scenografie, di trasportare il pubblico in più luoghi ma soprattutto ha regalato un perfetto equilibrio a quel teatro nel teatro tipicamente shakesperiano. Si sa, le commedie del Bardo sono molto attuali ma nell'adattamento di Strati non mancano riferimenti alla contemporaneità che inevitabilmente strappano risate e applausi al pubblico.
Ad affiancare Strati in questo ottimo lavoro, oltre alle sue due piccole figlie, Chiara e Sofia, i suoi compagni di viaggio: Cesare Cesarini, sorprendente nei panni di Petruccio, e Anita Pusceddu, convincente nelle vesti di Battista, padre delle due fanciulle. Non meno importanti Francesco Trifilio e Claudio Zaccaria che abbiamo già avuto modo di apprezzare nelle altre rappresentazioni. Una buona e convincente prova per tutti gli attori della compagnia: Chiara Alivernini, Francesco Falco, Tommaso Moro, Armando Bottaro, Alessandro Ierman, Danilo Mustafà, Michela Aloisi e Sarah Scola, che hanno soddisfatto le aspettative generate da un titolo importante come "La bisbetica domata".
FEDERICO LAROSA
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