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domenica 6 maggio 2018

Teatro Argot: LA PAURA, regia e adattamento di Francesco Bonomo

Stagione teatrale 2017 | 2018
Teatro Stabile di Sardegna, Goldenart Production presentano 
in collaborazione con La Casa Delle Storie e Rialto Santabrogio
Teatro Argot Studio
15 | 20 MAGGIO 2018
LA PAURA
dal racconto di Federico De Roberto
regia e adattamento Francesco Bonomo
con Daniel Dwerryhouse
costumi Andrea Viotti - video Alessandro Gianvenuti-Studio Lord Z - disegno luci Giuseppe Filipponio sonorizzazione Massimiliano Bonomo - aiuto regia Giorgia Salari - consulente letterarioFranco Marzocchi - si ringrazia Sartoria Nori, La Casa delle Storie, Rialto Santambrogio


Sarà in scena, per la prima volta a Roma, al Teatro Argot Studio – dal 15 al 20 maggio - LA PAURAdal racconto di Federico De Roberto, protagonista Daniel DwerryhouseRegia e adattamento sono affidati a Francesco Bonomo, che indaga con grande abilità, dal punto di vista di chi è sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale, le lacerazioni dell'animo umano di fronte ad uno dei momenti più strazianti per ogni soldato di ogni guerra: obbedire ad un ordine sbagliato.

La vicenda
In alta montagna, in un ambiente inadeguato ad una guerra di trincea, i soldati del plotone al comando del Tenente Alfani sono dislocati sul Forte del Corbin, prossimi alla "porta dell'Inferno". Essi provengono da tutte le parti d'Italia e parlano dialetti così diversi da creare una lingua polifonica; per la maggior parte sono soldati improvvisati che il protrarsi della belligeranza ha corroso e indebolito. In loro è avvenuta una sorta di osmosi tra paura e rassegnazione divenuta ormai indissolubile. Il Tenente Alfani gestisce la turnazione degli uomini che devono raggiungere la postazione avanzata: "La piazzola, quantunque lontana soltanto una cinquantina di metri dalla trincea, ne pareva remotissima essendone distaccata del tutto…". Il suo ruolo di ufficiale gli impone di rispettare e dare l'ordine che condurrà i suoi ragazzi ad una morte ingloriosa e inutile: chiunque di loro si avvia a percorrere quella 'cinquantina di metri' viene inesorabilmente ucciso da un'implacabile cecchino nemico. Per il Tenente Alfani, questa fase della guerra non rappresenta una semplice routine: il meccanismo della turnazione, così apparentemente indolore, e scevro da responsabilità individuali e personali, inizia a generare dubbi sulla giustezza degli ordini fino ad incepparsi del tutto quando alla piazzola avanzata deve andare il soldato Morana. Proprio Morana "fregiato da un nastrino azzurro per una medaglia di bronzo guadagnatasi in Libia" e soprannominato l'eroe risponde: "Signor tenente, io non ci vado". 


…nella Storia 
La paura di cui ci parla De Roberto nel suo racconto del 1921 è una delle tante paure che tessono la memoria del primo conflitto mondiale. I personaggi e la trama de La Paura non sono univoci: la tesi dell'autore resta una delle tante possibili, e l'interpretazione della guerra resta distinta dall'esperienza della guerra. Certamente descrive paure nuove, come nuova è la dimensione di questo conflitto che ha portato storici, saggisti e memorialisti a sintetizzarne l'entità in definizioni gelide quanto perfette: "catastrofe originaria del XX secolo", "primo atto della distruzione d'Europa", "il più grande errore della storia moderna", "l'apocalisse della modernità". La Prima Guerra Mondiale sarà anche la prima nell'avvalersi di nuove tecnologie che porteranno all'uso dei gas, dei sommergibili, di un'artiglieria evoluta, roboante e demolitrice; ed ancora: degli aerei e dei dirigibili Zeppelin che andranno a colpire Londra annunciando emblematicamente ciò che sarebbe accaduto nella Seconda Guerra Mondiale. Se è vero che "la storia non si ripete, ma fa rima con se stessa", le rime della Prima Guerra Mondiale non bastarono a evitare la Seconda.

Lo Spettacolo 
A cento anni dall'inizio del conflitto non vogliamo guardare alla storia solo per individuarne le rime che ci rivelino i timori di un presente in cui vediamo nascere nuovi nazionalismi europei, in cui percepiamo la debolezza di una classe dirigente che parla in continuazione di un baratro economico e sociale proprio come facevano i profeti millenaristici di inizio XX secolo. Vogliamo utilizzare il piccolo episodio descritto da De Roberto per indagare le lacerazioni dell'animo umano di fronte ad uno dei momenti più strazianti per ogni soldato di ogni guerra: obbedire ad un ordine sbagliato. A cento anni di distanza intendiamo raccontare di come la paura di un nemico invisibile a volte dislocato a solo pochi metri di distanza, la regressione dell'uomo provocata dai brutali turni in trincea, i lunghi periodi di inazione, il rumore assordante e incessante dell'artiglieria, l'odore della morte, le condizioni estreme della guerra d'alta montagna, il calpestare i corpi dei caduti stratificatisi all'interno dei camminamenti, divenne nella Grande Guerra dimensione quotidiana e determinò "una tale scossa di tutto il sistema

nervoso, una tale inibizione di qualsiasi energia, una tale paralisi di tutta la vita psichica che il soldato è reso incapace di compiere anche il minimo sforzo, subisce qualsiasi cosa, non desidera altro che la fine di tale angoscia, e rintanato in un cantuccio, nasconde il volto e attende la fine". Queste le parole del medico e psicologo Padre Agostino Gemelli; insieme a quelle di Emilio Lussu che nel suo "Un anno sull'Altipiano" afferma che "non è vero che l'istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita, ci sono dei momenti in cui la vita pesa più dell'attesa della morte", sintetizzano ed esplicitano in modo emblematico il punto di vista da cui abbiamo osservato La Pura di Federico De Roberto per realizzarne un adattamento teatrale.


Gli avvenimenti di fantasia che coinvolgono il plotone di soldati al comando del tenente Alfanivengono rivissuti sulla scena dal solo Tenente che assume per lo spettatore la funzione di narratore e protagonista della vicenda: con l'incalzare degli eventi il narratore Alfani perde lentamente la sua funzione iniziale per diventare sempre più il personaggio Alfani. Abbiamo scelto di rappresentare questo racconto dal punto di vista di chi è sopravvissuto alla grande catastrofe: il Tenente Alfani, come tanti al ritorno dalle trincee, non è più in grado di vivere nella realtà a causa del trauma provocato dal suo vissuto al fronte ed incarna nella nostra rilettura uno dei tanti reduci che venivano chiusi nei manicomi di stato. Egli si trova in una strana dimensione in cui vive e descrive allo spettatore il suo stato d'animo e i suoi pensieri in un luogo non ben definito: uno spazio bianco, neutro, uno spazio della mente. Quando la sua narrazione diviene concreta e i suoi ricordi si impossessano del presente darà voce ai soldati del plotone, li farà vivere in una sorta di presente onirico in cuiassumerà in sé tutte le voci e le azioni della storia, diventando a tutti gli effetti un personaggio multiforme. I soldati dipinti da De Roberto ed evocati nello spettacolo da Alfani sono stati ampliati per dare spazio a dei momenti di vera e propria testimonianza per mezzo di lettere originali spedite dal fronte della Prima Guerra Mondiale. Il protagonista è specchio dell'eterogeneità di pensieri e di sentimenti che investono lui e i suoi uomini, da solo incarna i molteplici caratteri, dialetti, luoghi di provenienza del soldato italiano sul fronte alpino della Grande Guerra. La scelta di un personaggio unitario diviene così un'eco di quell'unità che de facto si è costruita per l'Italia in occasione della Prima Guerra Mondiale. 
Francesco Bonomo




TEATRO ARGOT STUDIO Via Natale del Grande 27 00153 Roma 
tel 06.5898111 

Orari spettacolo: dal martedì al sabato ore 20.30. Domenica ore 17.30. Costo biglietti12 euro intero e 10 euro ridotto . Tessera associativa stagionale (obbligatoria) 3 euro

Riduzioni per lettori di MEDIA&SIPARIO, CULTURAMENTE, SALTINARIA eGUFETTO


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mercoledì 13 ottobre 2010

(Teatro Argot): BASH


Al teatro Argot di Roma va in scena dal 12 al 17 ottobre 2010 "Bash" tre monologhi, tre atti unici, scritti dal drammaturgo, sceneggiatore, e regista statunitense Neil Labute. "Bash" è stato rappresentato oltre che a New York, off-brodway al teatro Douglas Fairbanks anche in città Europee come Dublino e Londra. La "traduzione" italiana èNicolò Ammaniti dai cui libri sono stati tratti film come "L'ultimo capodanno" di Marco Risi, e "Come Dio comanda" di Gabriele Salvatores. Il termine BASH ha un doppio significato vuol dire sia festa ma anche pestaggio...due termini in antitesi uno con l'altro? Non tanto, il lato oscuro delle cose e delle persone esce all'improvviso, senza apparente preavviso, oppure a volte si cova dentro per anni e poi scoppia distruggendo le cose migliori che abbiamo fatto, o ancora si effettuano delle scelte mostruose, per migliorare il proprio futuro. Sono questi i temi a cui gira intorno l'opera dell drammaturgo statunitense, a cui a Roma hanno saputo dare vita con corpo e voce gli attori che hanno interpretato i tre atti, il primo "Medea redux" interpretato da Giorgia Sinicorni ci immerge nel dramma di una giovane donna che, durante l'adolescenza ha vissuto un amore impossibile con un suo insegnante e da cui ha avuto un bambino. Novella Medea la vediamo seduta su un'inquietante sedia tessere le fila del suo racconto, narrare con innocente timidezza la sua solitudine adolescenziale, l'approccio che ebbe con lei il suo professore, il suo sentirsi finalmente considerata da qualcuno, il diventare madre e poi la disillusione del rimanere di nuovo sola, fino all'apoteosi, alla lucida follia. Alessandro Riceci interpreta "Iphigenia in onorem". Un giovane uomo nella hall di un albergo, vede un altro uomo e decide di aprirsi con lui gli racconta la sua storia sua figlia Emma di appena 8 mesi, è morta soffocata dalle coperte mentre dormiva sul letto dei genitori, proprio in quel momento la società dove l'uomo lavorava aveva deciso di fare dei tagli al personale, e probabilmente, lui,grazie all'arrivo di una giovanissima e rampante e neolaureata ragazza rischiava di perdere il posto....qualche soluzione bisognava trovarla....molti uomini perdono il lavoro perché troppe donne aspirano a lavorare! Si dice che in Cina le figlie femmine fossero lasciate morire e anche in Grecia sembra che venissero poste in dei vasi e esposte al sole.


Il terzo atto "A gaggle of saints" interpretato da Giorgia Sinicorni e Daniele De Martino, una coppia di giovani universitari americani apparentemente allegrissimi decidono di fare un viaggio con annessa festa a New York, loro sono i conservatori, la parte forte dell'America quella sana con buoni principi....quella che porta avanti il mondo, ma bash si vuol dire festa, ma anche pestaggio, e a volte i buoni principi portano all'intolleranza, e poi, sempre a volte, l'occasione fa l'uomo ladro, e si scoprono parti di noi stessi che non conoscevamo.


Un'opera caustica, ma realistica, tre atti, tre pugni allo stomaco che non possono non far riflettere lo spettatore. Labute pur rifacendosi per i primi due atti a tragedie greche riesce ad attualizzarli in modo credibile, l'ultimo è il manifesto di quella parte della società americana ancora dedita al conservatorismo. Il disegno delle luci di Pietro Sperduti sottolinea l'interpretazione degli attori, illuminandoli in modo coerente rispetto al momento vissuto dai loro quello che i personaggi. Giorgia Sinicorni che interpreta due personaggi completamente diversi uno dall'altro dimostra di avere notevoli capacità espressive, Alessandro Riceci nel non facile ruolo di novello Agamennone adotta una maschera espressiva attraverso al quale riesce a catturare l'attenzione del pubblico interlocutore/ avventore dell'albergo, Daniele De Martino passa con facilità dalla maschera del ragazzotto americano tutto grandi sorrisi e quella dell'uomo stupefatto.


BASH


di


Neil Labute


Traduzione


Nicolò Ammaniti


Regia


Leonarda Imbornone


Interpreti


Giorgia Sinicorni, Alessandro Riceci, Daniele De Martino


TEATRO ARGOT


Via Natale Del Grande 27


Roma- Trastevere




Miriam Comito

lunedì 21 dicembre 2009

Teatro coop./Galleria Toledo: IL BACIAMANO dal 26 dicembre al 5 gennaio



Ti aspettiamo!!

26 dicembre | 5 gennaio 2010
ore 20.45 (Lunedì riposo) domenica ore 18.45

Il Teatro coop./Galleria Toledo
preSenta
IL BACIAMANO
di Manlio Santanelli
con
Alessandra D’Elia e Fernando Siciliano
scene Rosario Squillace
luci Cesare Accetta
regia Laura Angiulli



info 065898111



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