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sabato 14 gennaio 2017

"Il cappello di carta" di Gianni Clementi in scena al Teatro dell'Orologio dal 17 al 22 gennaio 2017

IL CAPPELLO DI CARTA
di GIANNI CLEMENTI

Teatro dell’Orologio dal 17 al 22 gennaio 2017


Storie di ordinaria vita quoditiana di una famiglia di operai nella Roma del ‘43 a cavallo dell’8 settembre. 

Il nonno Carlo, un pò svanito ma ancora punto di riferimento e unione della famiglia, il figlio Leone con la moglie e due figli, la cognata vedova che desidera incontrare ancora una volta l’amore, ci rivelano con dinamiche che riconosciamo familiari, i loro desideri, bisogni, speranze  e illusioni.

Gianni Clementi, in questo racconto, disegna con delicatezza, umanità e realismo gli ambienti, i caratteri personali e le relazioni tra i protagonisti in un alternarsi tra un’esilerante comicità e momenti drammatici, come il bombardamento del quartiere San Lorenzo e il rastrellamento degli ebrei nel ghetto. 

All’interno di questa famiglia, in una ricostruzione quasi neorealista riscopriamo l’ironia e l’indolenza tipici della romanità più verace.

martedì 17 novembre 2015

THE CARNAGE al Teatro dell'Orologio dall'8 al 20 dicembre la tragicommedia sul senso perduto della società occidentale


Si celebra il funerale al senso perduto nella nostra società occidentale
THE CARNAGE  
​
Uno spettacolo scritto e diretto da Massimiliano Caprara
con Michele Bevilacqua, Max Caprara
Veronica Milaneschi
e Giada Prandi

Musiche originali Stefano Switala
Light designer Luca Carnevale
Costumi Daniela Cannella
Scenografia Tiziana Liberotti
Assistente alla regia Prisca Rebagliati Liguori

dall'8 al 20 dicembre 2015
Roma - Teatro dell'Orologio

The CARNAGE è una tragicommedia scritta e diretta da Max Caprara che porta in scena quattro personaggi per raccontare con ironia le competitività, le sfumature della stupidità sociale, le nevrosi e le velleità espresse dalle nostre società borghesi.

Mosso da un ritmo sferzante sempre imprevedibile lo spettacolo parla del nulla ovvero della vacuità assoluta sulla quale abbiamo costantemente ma inavvertitamente costruito dei falsi valori sociali, e approfondisce dinamiche quotidiane per raccontare la condizione di tante donne e uomini che si confrontano nel loro rapporto di adulti, coppia e genitori, in una quotidianità dove l'ambiente casalingo e professionale gioca un ruolo profondo sull'integrità e il benessere psicofisico dell'individuo.

La crisi economica e l'annientamento di valori etici anche a livello professionale rappresentano in realtà alcune delle principali cause che minano alla radice i rapporti di coppia e la crisi del nucleo familiare come è stato considerato fino ad ora... E forse può essere il punto di partenza per reinterpretare le relazioni e stabilire nuove forme di comunicazione.

Nonostante il titolo possa ricordare il celebre film "Carnage" di Roman Polansky, "THE CARNAGE" di Max Caprara è un testo assolutamente originale e inedito. Il regista e autore ha scelto di distaccarsi dall'opera cinematografica e dal testo teatrale da cui essa è stata tratta per approfondire tematiche e dinamiche sociali insopprimibili in una pièce che voglia fotografare un qualunque microcosmo sociale occidentale aderente a questo preciso momento storico.

Riguardo al titolo Caprara afferma:
"E' semplicemente la parola che grazie al suo suono e al suo significato rappresenta meglio quell'aggressività, istintiva, primitiva e primordiale di cui parlo nel testo".

Teaser 


SINOSSI
Sul palco la vuota autorappresentazione di due coppie (intese come metafore sociali) le cui esistenze sono strutturate sul vuoto prospettico, sulla nullità dei valori e la vacuità delle relazioni interpersonali. Una cena alla quale una coppia invita i nuovi vicini, gli unici in un palazzo ormai disabitato, col singolare pretesto di voler regalare loro un criceto per il figlio.

Ma nulla è ciò che sembra...

Le loro buone maniere e le loro formalità iniziano a sgretolarsi quando improvvisamente ad uno di loro viene in mente di cercare la verità. Si scatenerà una reazione cannibalica quasi dionisiaca, una disperata e inusitata violenza rivolta verso chiunque e qualunque cosa possa interrompere questo vuoto, questo nulla.

NOTE DI REGIA
Lo spettacolo mette in scena la vuota autorappresentazione di due coppie intese come metafore sociali le cui esistenze sono strutturate sul vuoto prospettico, sulla nullità dei valori e la vacuità delle relazioni interpersonali. E' quindi l'analisi della società post-borghese, neo servile, in eccesso, in stato di inutilità produttiva e culturale ("La nostra civiltà  merita di soccombere, di essere invasa mescolata e alla fine di sparire). I figli, sono un elemento che non è presente nella scena ma restano nello sfondo pesanti come pietre, oggetti incomprensibili di cui parlare all'infinito, sui quali nessuno di questi personaggi ha qualcosa da dare, da insegnare, o semplicemente comunicare.

Il realismo è una costruzione complessa e articolata almeno quanto la ricerca della verità.
C'è da guadagnare la riconoscibilità di toni intenzioni e singoli gesti millimetro dopo millimetro. Si tratta di un lavoro complesso: di ricostruzione teatrale, di ricostruzione dell'ascolto teatrale, di reificazione dei contenuti dopo ed in mezzo a tanta finta interazione, a tanti falsi idoli mediatici e soprattutto in mezzo a tanta indifferenza. Lo stesso discorso vale per il ritmo, quello generale come quello interno alle battute. Giocato con la sapienza polisemica che i parlanti utilizzano normalmente e molto difficile da ricostruire: sincopata, frenata e slanciata jazz e lirica al contempo... Mentre l'intorno metaforico ingabbia un pubblico che si riflette e che nell'autoreferenzialità di questo vuoto "beniano" si ingabbia da solo come un volontario branco di cavie.

The Carnage entra a far parte della proposta artistica dell'Associazione culturale Aut-Out, dopo il successo che negli scorsi anni 2012/2015 ha accolto gli spettacoli: "Dolce attesa per chi?" e "Scritto apposta per me". Lo spettacolo "The Carnage" è realizzato e prodotto dall'Associazione culturale Aut-Out in collaborazione con O.T.N.I. - Oggetti teatrali non identificati e Sycamore T Company.

The Carnage è sostenuto dalla Banca del DNA che si occupa di custodire ed analizzare il DNA, e pone attenzione in particolare alle intolleranze alimentari studiate geneticamente.


Con un test genetico semplice e sicuro è possibile scoprire con un tampone salivare le oltre 172 intolleranze alimentari.

Teatro dell'Orologio
Via dei Filippini 17/a  Sala Mario Moretti
Info e prenotazioni: Tel.06/6875550  
teatroorologio@gmail.com
www.teatrorologio.it

Orario spettacolo
dal martedì al sabato h. 21.30 domenica h.18.00
Prezzo
Intero 15 euro + 3 euro di tessera del teatro
Ridotto 12 euro + 3 euro di tessera del teatro
Promozioni: per gruppi, Under25 days e scuole di teatro convenzionate

Il progetto è sostenuto con la campagna di crowfounding BECROWDY 
www.becrowdy.com/the-carnage

Info sulla pagina facebook dello spettacolo www.facebook.com/carnagespettacolo/?fref=ts


Una Produzione Aut-Out
 in collaborazione con O.T.N.I. e Sycamore T Company

​ 

venerdì 12 febbraio 2010

La Scomparsa di Emanuela Orlandi. IL VOLO DELLE FARFALLE

Il Volo delle Farfalle.jpg



In prima nazionale
IL VOLO DELLE FARFALLE
La scomparsa di Emanuela Orlandi
Di e con
Federica Festa

DAL 1 MARZO AL 21 MARZO 2010
ore 21,30
TEATRO DELL’OROLOGIO
Sala Artaud
VIA DEI FILIPPINI 17 A   ROMA
Tel. 066875550


Il 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi scompare all'improvviso, a una fermata d'autobus.

I tanti  fili interrotti che compongono la trama della sua scomparsa  trovano solamente muri di silenzio. Le telefonate dei ”rapitori”, le dichiarazioni di Papa Giovanni Paolo II, le possibili connessioni con Ali Agca, il Fronte Turco... 26 anni di buio, fino alla rivelazione di Sabrina Minardi, la superteste compagna di uno dei Boss della Banda Della Magliana che apre altri scenari sui mandanti di questo insolito rapimento... tante tessere che danno vita a un giallo che  non sembra trovare soluzione.

“Nostra figlia” ha dichiarato il padre, Ercole Orlandi, “è stata rapita da un'organizzazione così potente, così efficiente, che non aveva nessun timore degli inquirenti italiani. È un intrigo internazionale. Dietro la scomparsa di Emanuela si sono mossi grossi apparati. Servizi segreti, centrali di spionaggio straniere, ben organizzate, ben protette, con infinita libertà di movimento.”

Nello spettacolo che Federica Festa ha dedicato a uno dei più oscuri misteri degli anni Ottanta tre personaggi  femminili danno voce e corpo alla storia: una venditrice di souvenirs del Colonnato di San Pietro, una suora, la sorella della Orlandi. Tutte e tre toccate in modo diverso da questa scomparsa.  La ricostruzione dell’intricato destino di Emanuela diventa  una grande sfida al silenzio, all’omertà, ai depistaggi che  hanno lasciato la famiglia Orlandi sola, accanto all’ombra di un’assenza.

“Lo spettacolo  nasce da un commistione di sensi del dovere: di donna, di romana, di italiana, di attrice, di coetanea” è così che Federica Festa presenta il suo nuovo spettacolo, diretto e interpretato come di consueto da lei stessa.

“Io avrei la stessa età di Emanuela “dice” se lei non fosse stata sottratta all’attesa di quell’autobus. Come lei, da adolescente passeggiavo spesso intorno tra san Pietro e Largo Argentina, come lei suonavo il flauto, indossavo jeans e scarpe da ginnastica. Mio zio era Monsignore, viveva nella Canonica del Vaticano e ho respirato a lungo nelle domeniche in visita a Zio Don Mario l’aria mista di Talco Roberts e mirra di quelle sale silenziose e vuote, dove poter parlare solo sottovoce e camminare a testa bassa.

Sono cresciuta con la storia della  scomparsa di Emanuela e i primi giorni  dopo quel 22 giugno 1983 i miei genitori mi dissero che non volevano che uscissi più da sola.”

Oggi questo mistero Federica Festa lo vuole guardare in faccia. Per conoscerlo meglio, per averne meno paura, mostrando dall’inizio alla fine e attraverso una puntuale analisi delle diverse sentenze della Procura di Roma e delle interviste ai protagonisti, ai testimoni, ai familiari, lo scenario completo di questa insoluta tragedia.

Federica Festa ringrazia  Natalina e Pietro Orlandi per il prezioso aiuto dato alla sua ricerca.

Ufficio Stampa
Giovanna Nigi, 339.52.64.933, 
Marta Volterra, 340.96.900.12,

lunedì 4 maggio 2009

Being Hamlet: Teatro dell'orologio, Roma 5 maggio

Being Hamlet

Uno studio sull’associazione

Adamo-Amleto


      Sicuramente non il classico Shakespeare…

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TEATRO DELL’OROLOGIO

SALA ORFEO

Presenta

dal 5 al 17 Maggio 2009

Being Hamlet

- La Genesi -

Di Leonardo Ferrari Carissimi e Fabio Morgan

Debutta al Teatro dell’Orologio Sala Orfeo uno dei più grandi successi del teatro elisabettiano di tutti i tempi, rivisitato in chiave moderna e guarnito di sfumature che fanno riflettere su tematiche assolutamente attuali.

Dall’intervista ai creatori:

«Lo spettacolo stabilisce una relazione tra Adamo padre dell’umanità e Amleto, eroe del teatro elisabettiano: il primo come archetipo umano della civiltà del tramonto, il secondo, in quanto maschera-simbolo del teatro borghese.

Come si può affrontare il tramonto? Come si può rispondere alla decadenza? Come si può sopravvivere all’ “essere Amleto”?

Il sipario si apre… il velo di Maya occulta il paesaggio edenico dove pian piano si illuminano gli elementi naturali, i paesaggi, gli animali e infine Adamo, che, cogliendo la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male, si consegna alla storia come tentazione, alla nascita della civiltà occidentale. L’atto di cogliere la mela costituisce il simbolo della caduta umana nel mondo di morte e decadenza. La mela, tra le mani di Adamo, è il teschio di Amleto, simbolo del presagio funereo che sta all’origine della storia dell’uomo.

L’intera vicenda di Amleto e della sua corte si svolgeranno sullo schermo, occultando l’Eden iniziale.

Il cinema assume il significato di luogo dove l’illusione e il bisogno di altrove vengono realizzate, un altrove che mortifica il presente, che mortifica la vita. Useremo le immagini per farla finita con le immagini stesse e per restituire al teatro la preminenza di Arte del Presente, Arte della Vita.

Il nostro Adamo dopo l’esperienza mondana come principe di Danimarca deciderà di non essere più Amleto, feticcio teatrale della negatività, ma un uomo rinnovato che ripone la mela sull’albero della vita per donarsi l’eden come scena in cui abitare: profeta dell’affermazione, profeta del nostro teatro.

Ecce Nostradamus.»

Scritto da: Andrea Carvelli

Con: Anna Favella, Fabio Morgan e L.Ferrari Carissimi

Sound design: Marco Scattolini

Soprano: Genny Bramato

Costumi: Alessandra Muschella, Mariangela Vannini

Trucco: Katia Caselli

Scene: Alessandra Muschella

Dal Martedì al Venerdì ore 21.30, Sabato ore 18.00 e 21.30, Domenica ore 18.00

Costo del biglietto: 10,00 €

Botteghino dalle ore 17.00 al numero 06 68392214

lunedì 20 aprile 2009

Vita morte e miracoli del 1799 regia di Duccio Camerini

dal 21 aprile al 10 maggio 2009 mart/sab ore 21.30 dom ore 18

Teatro dell'Orologio via de' Filippini 17a - Roma

per info e prenotazioni 06/6875550 -torologio@alice.it

1799-2009:in Italia tutto è cambiato, niente è passato

La Casa dei Racconti

in collaborazione con Cubatea

presenta

Alfonso Sessa

In

Vita morte e miracoli del 1799

di Alfonso Sessa

Regia

Duccio Camerini

Napoli, 1799.

Sangue, morti, una tragedia.

Ma Napoli è in Italia e le tragedie in Italia, a volte, fanno ridere.

Perché "tragedia" dalle nostre parti può significare "paradosso".

Dieci anni dopo la rivoluzione francese, uno sparuto gruppo di intellettuali, poeti e giuristi si rivolta contro Ferdinando IV di Borbone: peccato che il re fosse troppo ignorante per avere paura di loro. La nobildonna Eleonora Pimentel fonda il "Monitore Napoletano", il primo giornale di Napoli: peccato che la stragrande maggioranza del popolo fosse analfabeta.

Mario Pagano, eminente giurista, scrive il primo trattato costituzionale della Repubblica partenopea: peccato che i napoletani fossero monarchici.

Domenico Cirillo, medico e professore universitario decide di curare le ferite dei lazzari: peccato che fossero già in cancrena. Francesco Caracciolo, ex ammiraglio della flotta reale, si mette al timone per intraprendere un folle volo nelle tumultuose acque della libertà: peccato che il mare del golfo l'inghiottì prima di salpare.

L'unico miracolo del 1799 è la liquefazione del sangue di San Gennaro.

Il sangue dei lazzari, invece, è rimasto un grumo duro: una grossa pietra che, ancora, ci fa inciampare.

Una storia raccontata con disincanto e ironia, attraverso un'affabulazione di basiliana memoria dove la lingua è "'ndruppecosa, scurnacchiata, cazzimmosa, chiena chiena 'e lutamma" come il ventre di Napoli. La lingua di Neapolis è un fuoco d'artificio: delizia gli occhi quando appare, ma dopo resta la puzza della polvere.

"Vita morte e miracoli del 1799 è uno spettacolo necessario, è il testo più impietoso e ferocemente divertente che ho letto sul mondo di oggi, il 1799 non deve infatti ingannarci: la Napoli qui raccontata è la nostra Italia malata. Alfonso Sessa è il primo attore con cui metto in scena un monologo dopo il mio Mondo Secondo con Chiara Noschese. È passato qualche anno, ma valeva la pena aspettare".

Duccio Camerini



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