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giovedì 25 gennaio 2018

Prima assoluta Romana IL GABBIANO di Anton Cechov con Manuela Kustermann dal 1 al 18 febbraio Teatro Vascello


Teatro Vascello
Prosa
dal 1° al 18 febbraio 2018 (prosa) dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello


IL GABBIANO


di Anton Cechov
traduzione e adattamento Manuela Kustermann


Personaggi ed interpreti

Irina Arkadina Manuela Kustermann
Kostya Lorenzo Frediani

Sorin - Dorn Massimo Fedele
Nina Eleonora De Luca
Nina russa Anna Sozzani
Masha Sara Borsarelli
Trigorin Paolo Lorimer
Medvedenko - Dorn Maurizio Palladino

Musiche Lucio Battisti, Philip Glass, Meredith Monk, Michael Walton

Scene  Giancarlo Nanni

costumi Manuela Kustermann

Luci Valerio Geroldi

direttore di scena Danilo Rosati
movimenti di scena Rocco Nasso
assistente regia Gaia Benassi
foto di Tommaso Le Pera
regia Giancarlo Nanni
ripresa da Manuela Kustermann

Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello (Roma)


Lettera di Manuela Kustermann
Dopo 20 anni torna a volare il nostro Gabbiano!
Questo spettacolo è un omaggio a Giancarlo Nanni regista geniale e visionario scomparso troppo presto, privandoci così dei tanti progetti che avrebbe potuto portare a termine.Ed è anche un occasione per celebrare il compleanno della nostra compagnia che compie 50 anni!

Il Gabbiano, è il risultato di improvvisazioni, di studi , di prove nelle quali abbiamo analizzato e destrutturato il testo durante oltre un anno.
Uno spettacolo che può essere un valido esempio di TEATRO IMMAGINE, dove la parola si fonde con la luce, la musica e la gestualità degli interpreti.
È un esempio di un Teatro quasi scomparso, per la bellezza e la ricchezza delle immagini accompagnate da una musica coinvolgente.

Nanni aveva il dono di costruire spettacoli sorprendenti con un nulla di scenografie, lui che aveva cominciato come pittore appartenente alla scuola romana con le frequentazioni degli artisti di Piazza del Popolo a Roma, poi dedito al teatro dopo il nostro incontro ( io lavoravo con Carmelo Bene) costruiva la scenografia come un quadro, pennellate di luci, create insieme al nostro bravissimo light designer Valerio Geroldi. Giancarlo Nanni, un regista capace di tirar fuori dal collettivo artistico la creatività di ciascuno, quale unicum espressivo. Un uomo generoso, sempre disponibile all'ascolto, molto amante della vita e del mare nato in Grecia, dove infatti tornava ogni volta che poteva.

Insieme abbiamo creato spettacoli bellissimi e questo è il mio modo di ringraziarlo, facendo rivivere dopo 20 anni , uno degli spettacoli che più amava e che più rispecchiano il suo modo di fare e di intendere il Teatro.

Ho potuto rimettere in scena "Il Gabbiano "e ripresentarlo al pubblico come era perché ho potuto lavorare con tutto il magnifico cast di allora ( salvo naturalmente Nina e Kostia) e li voglio ringraziare tutti!
Grazie Massimo, Sara, Paolo, Maurizio, Anja .
Grazie ai giovani Eleonora e Lorenzo.
Grazie a Gaia, Valerio, Danilo.
Grazie Marco,Cristina, Isabella
Grazie Nanni,
il tuo Gabbiano resterà nei nostri cuori e nella nostra memoria per sempre!
Manuela Kustermann

sinossi:
Lo sguardo ironico del grande autore russo sulla borghesia in villeggiatura sulle rive di un lago: i drammi e le tragedie accadono fuori scena.

Pur rappresentando uno spaccato sociale della borghesia russa di fine '800, Il Gabbiano, è un'opera di grande attualità, sia per l'intreccio tra natura, sentimenti umani e complessità dell'arte, sia per il conflitto generazionale tra i personaggi. 

La protagonista Irina Arkadina è un'attrice famosa, il suo amante Trigorin, un noto scrittore. 
Anche il figlio di Irina, Kostantin, aspira a diventare scrittore e Nina, la ragazza da lui amata (e che si innamorerà di Trigorin), sogna di fare l'attrice. 

Entrambi realizzeranno i loro sogni, ma pagandoli con l'infelicità. Insoddisfatti sono anche i "vecchi", cinicamente indifferenti ai problemi dei giovani, ma in realtà dominati dalla stessa voglia di vivere e di amare.

La compagnia La Fabbrica dell'Attore, fondata da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, per il suo 50° anno di attività, vuole ricordare la figura storica e incontrovertibile del suo fondatore, nonché regista di innumerevoli successi che hanno segnato la storia del teatro contemporaneo, definendo lo stesso, come "teatro immagine".
La ripresa di questo storico spettacolo, ci è sembrato tra gli ultimi diretti da Nanni il più completo e capace di raccontare e rappresentare al meglio la cifra stilistica e la poetica del nostro compianto amico e compagno di strada.
Il Gabbiano di Cechov con la regia di Giancarlo Nanni, nasce da un lungo percorso, fatto di studio, laboratori, prove che la compagnia tutta fece tra il 1996 e il 1998. La versione che riproponiamo vede ancora il cast originale, di quel favoloso gruppo di lavoro che costituiva il nucleo centrale della compagnia La Fabbrica dell'Attore.
Uniche eccezioni dalla sua versione originale di questa rimessa in scena, sono legate alle sostituzioni degli attori che interpretano Nina e Kostia, che per ragioni anagrafiche non possono essere le stesse di 20 anni fa.
Manuela Kustermann che ne cura la rimessa in scena è la custode più attendibile del segno registico di Nanni, avrà il compito di far rivivere magicamente quell'atmosfera che Nanni seppe costruire insieme alla compagnia, proponendo lo spettacolo nella sua versione originale e fedele all'idea registica di Giancarlo Nanni, il disegno luci sarà curato da Valerio Geroldi che seppe interpretare al meglio la visione artistica di Nanni per questo Gabbiano.


Note di Regia
Da Il Gabbiano di Cechov tentiamo un volo immaginario verso la storia delle rappresentazioni cechoviane, dalla prima edizione di Stanislavskij attraverso le grandi regie del passato, sino al presente remoto di Visconti, Strehler e Peter Brook. Un laboratorio di immagini. Un tentativo di andare ancora più in profondità, liberando la scrittura cechoviana dal suo modello interpretativo.

Attraverso un meccanismo di rimandi, di improvvisazioni, di uso di tecnologie telematiche, elettroniche, vere e false, con passaggi improvvisi di tempo e di spazio, abbiamo cercato di comporre e scomporre questo affresco della vita umana, dove gli eccessi artistici e la loro caduta, i fallimenti, le angosce, gli stati sublimi della creazione si fondono, scontrandosi e omologandosi in una scrittura scenica senza schemi prefissi. Giancarlo Nanni

Note e approfondimenti 
Il Gabbiano di A. Cechov
regia Giancarlo Nanni

Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann insieme alla loro storica compagnia La Fabbrica dell'Attore, nata dai fermenti storici del teatro d'avanguardia della fine degli anni 60 nella loro prima sede il Teatro la Fede, portarono in scena, dopo un lavoro di studi e laboratori durato circa 3 anni dal 1995 al 1997, al teatro Vascello di Roma, il loro primo Cechov- Il Gabbiano.

Sicuramente uno degli spettacoli più rappresentativi di Giancarlo Nanni e del suo modo di fare teatro. Nanni ha utilizzato il testo di Cechov per sviluppare due temi a lui cari e sempre molto attuali: "l'arte scenica e la memoria" e "il nuovo attore e la scena". La sua messa in scena ebbe tantissimi consensi di pubblico e di critica con un'importante tournée internazionale come il Caffè la Mama di New York dove il suo lavoro "Il Gabbiano" fu apprezzato da molti membri dell'Actors Studio fra cui il direttore artistico Estelle Parsons, che chiese per la prima volta a un regista italiano di dirigere un acting workshop presso l'Actors Studio con Harvey Keitel moderatore. Un'esperienza questa che ha sicuramente dato lustro alla sua lunga carriera di artista. 

Giancarlo Nanni, nato a Rodi nel 1941, si dedica all'età di 18 anni alla pittura iniziando a esporre alla Galleria Arco D'Alibert e partecipando con happenings nel 1965 a varie manifestazioni: Urbs Rosa a Monaco, nel 1966  al Carnevale di Rieti, e nel 1967 24 ore No Stop Teatro alla Libreria Feltrinelli di Roma. 

Girò nel 1968 un happening sul Tevere per la Televisione Tedesca. 
Alla fine degli anni 60 inizia la sua attività teatrale con Manuela Kustermann, e fonda il Teatro La Fede, da cui escono artisti come Memè Perlini, Giuliano Vasilicò, Valentino Orfeo, Pippo di Marca, Gianni Fiori, ecc. che insieme a Nanni sono il nucleo principale del movimento conosciuto come la Scuola Romana. Al suo attivo un gran numero di regie teatrali, operistiche, cinematografiche e televisive. Mette in scena spettacoli significativi per l'immaginario giovanile e non solo, nascono produzioni storiche come A come Alice, Risveglio di Primavera, L'imperatore della Cina, che provocano la nascita di quel movimento teatrale che privilegia l'immagine alla parola. Al Teatro la Fede passano artisti internazionali come Steve Lacy, John Cage, Gèrard Gelas, The Living Theatre. 

Nel 1989 acquista e restaura, insieme a Manuela Kustermann, il cinema Vascello trasformandolo in uno dei teatri più belli e moderni di Roma inaugurato con un grande spettacolo internazionale Qui non ci torno più di Tadeusz Kantor e il suo Teatro Cricot di Varsavia, che indica la linea di tendenza di un nuovo teatro di sperimentazione e ricerca di linguaggi teatrali innovativi.

Il Gabbiano di Nanni è un ulteriore testimonianza di una modalità di lavoro che si basa sull'improvvisazione e sulla ricerca di nuovi linguaggi teatrali. A partire da Il Gabbiano di Cechov, citava Nanni, tentiamo un volo immaginario verso la storia delle rappresentazioni cechoviane, dalla prima edizione di Stanislavskij attraverso le grandi regie del passato, sino al presente remoto di Visconti, Strehler e Peter Brook. Un laboratorio di immagini. Un tentativo di andare ancora più in profondità, liberando la scrittura cechoviana dal suo modello interpretativo. 

Attraverso un processo di rimandi, improvvisazioni, di uso di moderne tecnologie e con passaggi improvvisi di tempo e spazio, abbiamo cercato di comporre e scomporre questo affresco della vita umana, dove gli eccessi artistici e la loro caduta, i fallimenti, le angosce, gli stati sublimi della creazione si fondono in una scrittura scenica senza schemi prefissi. 

Pur rappresentando uno spaccato sociale della borghesia russa di fine '800, Il Gabbiano, è un'opera di grande attualità, sia per l'intreccio tra natura, sentimenti umani e complessità dell'arte, sia per il conflitto generazionale tra i personaggi. La protagonista Irina Arkadina è un'attrice famosa, il suo amante Trigorin, un noto scrittore. 

Anche il figlio di Irina, Kostya, aspira a diventare scrittore e Nina, la ragazza da lui amata (e che si innamorerà di Trigorin), sogna di fare l'attrice, mentre Masha, da sempre innamorata di Kostya, perderà ogni illusione d'amore. Tutti i personaggi sono dominati dalla stessa voglia di vivere e di amare, ma anche quando riescono a realizzare i loro sogni, pagheranno con l'infelicità ed il cinismo. Tuttavia lo sguardo dell'autore è ironico: in villeggiatura sulle rive di un lago vari personaggi si incontrano, leggono, si riposano, pescano e soprattutto si annoiano: i drammi e le tragedie accadono fuori scena.

Biglietteria: Intero € 20,00 - Ridotto over 65 € 15,00 e studenti € 12,00
Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

Abbonamenti
ABBONAMENTO REGALO € 50,00
spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza
FREE CLASSIC € 90,00
10 spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza
LOVE € 80,00
4 spettacoli in coppia, a scelta programmazione prosa, musica e danza
FAMILY € 40,00 programmazione Vascello dei Piccoli
5 ingressi cumulabili


Il Teatro Vascello si trova nello splendido quartiere di Monteverde vicino al Gianicolo sopra a Trastevere a Roma, con i suoi 350 posti, la platea a gradinata e il palcoscenico alla greca permette un'ottima visibilità da ogni postazione.
Il Teatro Vascello propone spettacoli di Prosa, Spettacoli per Bambini, Danza, Drammaturgia Contemporanea, Eventi, FestivaL, Rassegne, Concerti, Laboratori

Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma 

Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano : da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello


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sabato 25 novembre 2017

Prima Assoluta SAVED di E. Bond dal 29 novembre al 10 dicembre Teatro Vascello


Teatro Vascello
prosa
da mercoledì 29 novembre al 10 dicembre 2017
(dal martedì al sabato h 21 domenica h 18)
La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello
Saved
di Edward Bond
traduzione di Tommaso Spinelli

con Francesco Biscione,  Manuela Kustermann,  Lucia Lavia,
Gianluca Merolli, Marco Rossetti
e con Antonio Bandiera,  Carolina Cametti, Michele Costabile,
Marco Rizzo e Giovanni Serratore

Movimenti Marco Angelilli
scene Paola Castrignanò
costumi Domitilla Giuliano
luci Valerio Geroldi
consulenza musicale Fabio Antonelli
scenografo collaboratore Paolo Ferrari
aiuto regia Maddalena Serratore e Antonio Bandiera
foto  Pino Le Pera
regia di Gianluca Merolli


Saved (Salvati) è una denuncia contro quel capitalismo che ha generato una politica colpevole di aver consapevolmente diseducato una società ormai vittima e carnefice di se stessa. La storia narra le vicende di una famiglia e parallelamente di un gruppo di giovani, tutti in qualche modo colpevoli della morte di un neonato, tutti alle prese con la loro desolata vita quotidiana. Una vita ai margini, in un mondo alienato.  Nel 1965 Bond ritrae uno spaccato della periferia londinese, che non sembra distante dalle dinamiche presenti tra le strade e i vicoli delle nostre città, dove non ci sono buoni o cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Si è smarrita l’innocenza e l’unico mezzo che si conosce per trovare un posto nel mondo è la crudeltà. L’innocenza potrebbe ricordarci ciò che siamo stati da bambini e, dunque, non ci rimane che lapidarla. Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani. 

Per alcune scene particolarmente crude si consiglia lo spettacolo a un pubblico adulto.

SAVED. Note di regia

Un neonato viene lapidato in carrozzina per mano del padre e dei suoi amici. Qualcuno disse che un’opera teatrale, per essere memorabile, debba avere una trama riducibile a poche parole. Saved di Edward Bond sta alla regola e ne esalta   il principio, lasciando attorno a questo nucleo drammaturgico il vuoto più desolato. Non è un testo psicologico, in cui rintracciare i processi mentali che portano al delitto efferato, tanto meno un testo morale, in cui ricercare le ragioni del singolo in relazione alla comunità. E’ una tragedia le cui domande hanno una matrice fortemente politica. Non ci sono buoni e cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Abbiamo smarrito l’innocenza e l’unico mezzo che conosciamo per trovare il nostro posto nel mondo è la crudeltà. Confrontarci con l’innocenza ci farebbe ricordare ciò che siamo stati e che ora non siamo più e, per questo, la lapidiamo. Si può distruggere facilmente qualcosa che non ci appartiene, che non ha storia nè nome. Come, ad esempio, quel bambino appena nato da Pam, che nessuno chiama mai per nome e che ha voce solo per piangere, non ancora per parlare. Usiamo la violenza per continuare a sentirci umani, vivi. L’instancabile denuncia di Bond contro il capitalismo ha un incipit feroce : questo suo secondo testo, il resoconto di un atto disumano che è solo l’apice del percorso di disgregamento dell’”umanezza”.
Letteratura della crudeltà che, in quanto assolutamente nera, possiede intrinsecamente il suo contrario. Le porte delle tenebre sono state spalancate, l’agguato è stato teso, eppure l’uomo viaggia col suo fagotto d’umanità. Mostrando anche quella tenerezza che nasce dalla desolazione, dal mancato tendere alla Beatitudine, all’Ordine, alla Bellezza.

Questi personaggi non appartengono al museo degli archetipi greci, ma discendono da essi. Come la rabbia moderna discende dalla tragedia classica.  Non sono re o regine e non nascono predestinati, ma monchi sì. Poveracci che percorrono distanze sterminate, senza mai muovere un passo, ciascuno nel suo abisso. Quell’agire è vuota passività che si autodistrugge, è l’indomabile vitalità   del branco, che induce gli uomini a deresponsabilizzarsi e a pompare   aggressività, grazie all’anonimato che il gruppo promette. Ma non è tempo di mantenere promesse. Alienati, siamo tutti a rischio di essere vittime di un carnefice che ha il nostro stesso profilo. Quel branco non ha segreti da svelare, non ha percezione del futuro e quindi nulla da costruire. Nella Londra di Bond, prima del Thatcherismo, i ragazzi del branco non superavano i venti anni. Oggi la cronaca  ha alzato la loro età media, quei non-ancora-uomini hanno trent’anni, spesso  anche quaranta.
Saved è scritto in cockney, il “dialetto” della periferia londinese, della classe operaia più umile. In una lingua fatta di dialoghi fitti, di battute brevissime e spesso sgrammaticate, si intravedono personaggi che invertono il mito edipico. Non un figlio che uccide il padre ma un padre che uccide il figlio, appena nato. E il ruolo della malasorte, degli dei, è assegnato al potere mancante: i genitori. I figli hanno “bruciato” la casa paterna, per cercare un’ipotesi di giustizia tra le rovine, ma madri e padri non hanno insegnato loro come ricostruirla. Harry e Mary, nonni negligenti del bimbo ucciso, avrebbero dovuto indicare alla figlia Pam una strada possibile per il riscatto, mutare le incapacità in risorse e non instillare il terrore dei rapporti familiari. Avrebbero dovuto essere un esempio anche per Len e Fred. Ma giocano la parte dell’autorità inadempiente, che non ha i mezzi per assolvere al proprio ruolo etico. I genitori come i politici, i militari, la scuola, i giornalisti, i teatranti dovrebbero guidare le nuove generazioni perchè si rinasca, perchè ci si salvi. Ci si salvi da un’imminente apocalisse fatta di cose e cose, di tutto e subito, di immemori e dimenticati, di io e io, di illegalità, di solo presente senza futuro e passato.
Credere per ripartire, col naso in su, per cercare tracce di un dio disperso e direzioni nuove da intraprendere.
Saved, del ’65, ha contribuito a sancire la fine della censura teatrale inglese. Saved è, dunque, un punto di non ritorno nella storia del teatro.
Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani.
Non c’è compassione, solidarietà, giustizia. Neppure rimorso. Non c’è neppure un finale tipico, se non una scena di muta quotidianità, che lascia un senso di incompiutezza, uno spiraglio qualunque per spingere il pubblico a chiedere, a mettere in discussione. Ecco forse la speranza. Sin dal titolo è chiaro: qualcuno o qualcosa si salva. Chi? E dove scovarlo? Nell’incontro sincero? Nel silenzio che produce pensiero? Nel congedo da una prospettiva letale? Nelle instancabili domande di Len? Nell’atto di aggiustare qualcosa, una sedia rotta ad esempio, e ripartire da lì, dall’agire? Nel teatro che pone domande?

Gianluca Merolli

 Ora gli uomini della vita di oggi, i giovanotti dalle braccia come querce,ingegneri rotti all’elettronica e all’automazione, non hanno tempo nè voglia di muoversi per un morto. Non fanno una piega per l’uccellino strangolato, nè per il gatto spalmato come burro sull’asfalto dai pneumatici del camion, nè per il bambino succhiato dalla gora, neppure per il padre e la madre se la prendono poi tanto, nel caso.
(Dino Buzzati-Generale ignoto)
Biglietteria: Intero € 20,00 - Ridotto over 65 e studenti € 12,00
Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

Abbonamenti
FREE CLASSIC € 90,00
10 spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza
LOVE € 80,00
4 spettacoli in coppia, a scelta programmazione prosa, musica e danza
FAMILY € 40,00 programmazione Vascello dei Piccoli
5 ingressi cumulabili

Cristina D’Aquanno
Ufficio Stampa, promozione e comunicazione Teatro Vascello
06 5881021 – 06 5898031
Whatsapp 340 5319449 promozione@teatrovascello.it
Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78
Cap 00152 Monteverde Roma
www.teatrovascello.it

Il Teatro Vascello si trova nello splendido quartiere di Monteverde vicino al Gianicolo sopra a Trastevere a Roma, con i suoi 350 posti, la platea a gradinata e il palcoscenico alla greca permette un'ottima visibilità da ogni postazione.
Il Teatro Vascello propone spettacoli di Prosa, Spettacoli per Bambini, Danza, Drammaturgia Contemporanea, Eventi, FestivaL, Rassegne, Concerti, Laboratori
Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma

Con mezzi pubblici : autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano : da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

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