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lunedì 1 gennaio 2018

Teatro della Cometa: Michela Andreozzi in MALEDETTO PETER PAN, regia Massimiliano Vado

Stagione teatrale 2017 | 2018
10 | 28 GENNAIO 2018
MALEDETTO PETER PAN
di Michele Bernier e Marie Pascale Osterrieth
(dal fumetto "Le Demon de Midi" di F. Cestac - Ed. Dargaud)
traduzione e adattamento Carlotta Clerici e Antonella Questa
con Michela Andreozzi
regia Massimiliano Vado


Sarà in scena al Teatro della Cometa, dal 10 al 28 gennaio, MALEDETTO PETER PAN di Michele Bernier e Marie Pascale Osterrieth

Lo spettacolo tratto dal fumetto "Le Demon de Midi" di F. Cestac - Ed. Dargaud, vede protagonista Michela Andreozzi e alla regia Massimiliano Vado.

"Maledetto Peter Pan" (in originale "Le Demon de Midi") è un fortunato spettacolo francese, clamoroso successo di pubblico e critica, che finalmente debutta anche in Italia. 

Nasce come un fumetto della geniale Florence Cestac, diventato poi uno spettacolo teatrale grazie all'attrice comica Michele Bernier e alla regista Marie Pascale Osterrieth (e successivamente un film), è un progetto tutto femminile. 

Medesima fortuna ha avuto a Roma, dove, appena dopo tre settimane dal debutto al Teatro Sette, è stato notato dal Teatro Sala Umberto e messo in programmazione all'istante.

A metà tra una commedia, uno stand-up e un monologo, in cui l'attrice porta in scena tutti i personaggi, lo spettacolo nasce dall'idea di raccontare, ridendo fino alle lacrime, un dramma che tutti conoscono: le Corna. 

Ma non corna qualsiasi, piuttosto quelle generate dalla pericolosissima "Crisi di Mezza Età", conosciuta anche come "Sindrome di Peter Pan", una temibile patologia che colpisce gli uomini giunti alle soglie dell'età matura che male accolgono il cambiamento, vissuto più come l'inizio della fine. 

Come direbbe Piero Angela: "L'esemplare umano maschio, passata la quarantina, è solito abbandonare la sua compagna per rivolgersi verso nuovi pascoli, più verdi, al fine di rinvigorire la sua virilità". A scapito delle mogli. 

"Tu sei la Donna Della Mia Vita, lei è un'altra cosa... è una Fatina!" - dice Lui candido, andandosene via proprio con la suddetta, giovanissima Fatina. E chi resta sul divano a fare i conti con la vita, i bilanci, il figlio e soprattutto la Realtà, è Lei: la Moglie, la Donna, la Cornuta che, come prima ipotesi, trova soddisfacente solo quella del suicidio. 

La voce (rotta, disperata, cattiva ma sempre esilarante) della protagonista, racconta tutte le fasi dell'Elaborazione del Lutto: la Depressione sul Divano, il Confronto con parenti ed amici (che naturalmente già sanno), la ricerca di un Ex Disponibile alla Consolazione, la feroce Autocritica che sfocia nella Flagellazione.

Mille le domande che la protagonista si pone, e noi con lei: cosa fa funzionare una Coppia? Perché alcuni restano insieme ed altri no? A che punto sono i rapporti tra uomo e donna? 

La Coppia continua a rimanere un mistero, un tema da aggiornare costantemente perché i ruoli, le abitudini e il linguaggio si evolvono. A tutti gli effetti, "Maledetto Peter Pan" è una istantanea della nostra società e sebbene sia ritratta dal punto di vista femminile, tuttavia non è mai contro il Maschio tout-court, anzi. 

Non ci sono vittime e carnefici, c'è la vita. E la vita non sa mai dove ci porta: è un viaggio che, comunque vada a finire – le ipotesi restano aperte! – ci regala sempre una nuova consapevolezza. 

Divertente, caldo, consolatorio e irriverente, "Maledetto Peter Pan" riguarda in ultima analisi ognuno di noi: tutti, in un momento o in un altro, ci siamo rotti i denti su quella meravigliosa, devastante, irrinunciabile avventura chiamata Amore. E lo faremo ancora.


Teatro della Cometa  - Via del Teatro Marcello, 4 – 00186
Orario prenotazioni e vendita biglietti:  dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposto), domenica 14:30 – 17:00 - Telefono: 06.6784380

Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21.00. 
Sabato doppia replica ore 17,00 e ore 21,00. Domenica ore 17.00. 
Costo biglietti: platea 25 euro, prima galleria 20 euro, seconda galleria 18 euro.
Riduzioni per lettori di MEDIA&SIPARIO, CULTURAMENTE, SALTINARIA eGUFETTO


Premio Lettera 22: Il Teatro della Cometa aderisce al Network Lettera 22 - Premio Giornalistico di Critica Teatrale under 36, e ne accoglie i concorrenti nella stagione 2017/18.

mercoledì 31 marzo 2010

(Teatro Colosseo) Nothing is forever: un esempio di teatro interattivo


Per tre domeniche del mese di marzo 2010, il 7, il 14, e il 28 è andato in scena al Teatro Colosseo "Nothing is forever" spettacolo tratto liberamente dal libro di Agota Kristof "Line, il tempo". Il regista Marco Maltauro ha adattato il testo della scrittrice ungherese,"traducendolo" in romano. In un parco si incontrano Ste ( Massimiliano Vado) un ventenne che passa le sue giornate aspettando una ragazza che ha fretta, e fa di tutto per piacerle,persino indossare sciarpe anche se fa caldo, e Cri (Noemi Parroni) una ragazzina di 10 anni tutta ricci innamorata di Ste. Cri è molto piccola è poco più di una bambina ma sembrerebbe avere le idee chiare sull'amore lei si vuole sposare con Ste, dieci anni di differenza non le sembrano poi così tanti. Nelle storie d'amore: quelle vere, quelle compiute, quelle incompiute, il tempo gioca un ruolo fondamentale, a volte avvicina a volte allontana, spesso cambia le carte in tavola senza che noi stessi ce ne accorgiamo se non di fronte a giochi già fatti. Stefano e Cristina dopo 10 anni si incontreranno di nuovo, sempre in quel parco, cosa succederà, lei ormai è una donna tutti la chiamano Cristina, ma per Ste rimarrà sempre Cri. Niente è per sempre, le cose cambiano ma forse il cerchio si deve chiudere e l'amore vero non ha età non fa differenza tra giovinezza e vecchiaia.


Questo spettacolo è strutturato in modo particolare: inizia in modo non canonico, non c'è un palco che divide gli spettatori dagli artisti, lo spazio è aperto, e alle pareti sono appese le foto dei due attori, come in una galleria d'arte, si potrebbe definire uno spettacolo interattivo e all'avanguardia, ma per quanto riguarda questo tratto specifico voglio dare voce al regista Marco Maltauro: " Lo spettacolo da Agota Cristof, che si chiama Niente è per sempre che abbiamo messo in scena al Teatro Colosseo, oltre a essere un testo interessante è anche un tentativo di coinvolgere le persone, il pubblico in un modo un po' diverso, cioè quello di su un argomento come il tempo che passa, e l'amore, argomenti che penso coinvolgano tutti, di far parlare le persone che sono venute a vedere lo spettacolo. So che è una forzatura, una violenza quella di interrogare il pubblico, però ripeto è un tentativo, perché io sono convinto che il teatro debba permettersi questo cioè far parlare, in questa epoca in particolare, e proprio il teatro in particolare deve tenere conto che la gente è abituata a intervenire, che le persone hanno visto i reality, che non c'è una trasmissione radiofonica in cui non si telefoni, ed è giusto che sia così. Quindi il teatro non può essere soltanto un prodotto che si guarda passivamente, poi si esce e si va a casa. Sento che nell'aria c'è questa idea di incontrare le persone il teatro deve essere un punto di incontro, quello che non va più è un certo teatro un po' museale, quello dove si entra ci si siede si vede e poi si esce, senza poter intervenire, io sarei veramente grato al pubblico che fischia che rumoreggia, perché è un segno di vitalità, non lo dico per retorica, e chiaro che fanno piacere i complimenti, però se il pubblico è vivo è un'esperienza unica, anche perché quella serata non sarà mai uguale all'altra, è triste quando la replica è veramente una replica di quello che hai fatto, e quindi non c'è neanche l'emozione il quid del teatro, allora è come il cinema, la televisione che sono meccanici, invece noi dobbiamo proporre un'arte che è anche imprevedibile.


Nothing is forever


liberamente tratto da


Line, il tempo


di Agota Cristof


Regia


Marco Maltauro


Personaggi Interpreti


Ste Massimiliano Vado


Cri Noemi Parroni


La terza parte dello spettacolo è stata scritta da Pierpaolo Fiorini


Miriam Comito


venerdì 29 gennaio 2010

intervista a Massimiliano Vado attore dietro le quinte..non solo tra le vetrine


Massimiliano Vado interpreta Zeno Bauer in "Centrovetrine", ma la sua attività artistica si svolge soprattutto a teatro, ho avuto l'occasione di incontrarlo in una nota pasticceria di Roma.

Parliamo della tua preparazione artistica e del perché hai scelto di fare l'attore.

La preparazione è iniziata nel 1990 con la Scuola del Teatro di Roma dove ho incontrato un paio di persone con cui sono ancora in contatto: Patrick Rossi Gastaldi, e Gisella Burinato che per me sono stati due insegnanti fondamentali. Poi ho preso una specializzazione al Teatro Stabile del Veneto, dove si faceva recitazione classica, in versi. Ho fatto un paio di viaggi a New York frequentando seminari e lezioni aperte nelle accademie. Sostanzialmente quello che faccio è : se c'è un seminario di una persona che mi interessa vado come a quelli della Burinato, a quelli che fa Dario Manfredini un attore milanese. La formazione , quindi, è continua e perenne, per avere una preparazione completa studi il classico, ma poi anche su cose diverse, anche perché poi qualunque richiesta ti fanno tu almeno sai da che punto partire, anche se non sei praticissimo in quella cosa ma se sei molto curioso e osservatore ci puoi arrivare, bisognerebbe conoscere un po' tutto, per poi metterlo in moto quando serve. Perché ho scelto di fare l'attore...beh quando avevo 6 anni mi portarono al teatro al Sistina a vedere "Aggiungi un posto a tavola" si sono spente le luci e ho pensato ok voglio fare questo, nel senso che lo senti dentro, una voglia, credo che abbia molto a che fare con il carattere, con le forzature di ognuno di noi, io ho un carattere molto blindato ho bisogno di emozioni molto forti, per cui un lavoro come l'attore sblocca delle sensazioni più che nella vita, è tutto un procedimento interno, che detto così sembra "Ho una roba dentro che devo esprimere" in realtà no, è una gestione di se stessi , delle proprie timidezze. Un'altra cosa che mi ha spinto a fare l'attore è il fatto di saper comunicare in tante maniere è molto affascinante, ad esempio usare le parole scritte 2.500 anni fa e comunicare un'emozione mantenendo la dizione in esametro per me è la cosa più affascinante del mondo. Credo che la cultura sia uno scalino necessario che purtroppo per molti manca, nel senso che capisci che se nella vita metti un tassello in più che può essere anche una cosa scema vista in TV, che però ti fa riflettere ti smuove, puoi prendere dei percorsi diversi, sono cose politiche, non partitiche, piccole cose che però possono cambiare anche un modo di pensare, uno scalino in più, che ti consente di arrivare a nuove conclusioni. Come ho fatto io nell'adolescenza, ho preso stimoli infiniti, mi piace restituirli e scambiarli, ciò ti apre il cervello, faccio l'attore perché voglio il cervello aperto, mi piace la reazione del mio cervello alle cose...adrenalina e cervello.

Tu interpreti Zeno Bauer in "Centovetrine" come mai questa scelta?

"Centovetrine" è un percorso necessario, perché io ho fatto molto teatro, devo imparare a levare un po' di cose per stare davanti ad una telecamera, e l'occasione migliore me l'ha offerta un anno di contratto con "Centovetrine". Là ti puoi mettere davanti ad una camera da presa con un percorso, più o meno emozionale e importante e tentare delle cose, ti rivedi, in modo che quando capiterà un'occasione diversa sai cosa di te funziona, cosa mettere in moto, sai come gestirti delle cose. E' un po' una scuola, è c'è un buon clima in cui è piacevole lavorare.

Hai lavorato al Teatro Colosseo con Marco Maltauro in "Nothing is forever" come è stata questa esperienza?

Con Marco ci conosciamo da tanti anni, abbiamo messo su: monologhi, spettacoli comici, spettacoli dedicati alla psico analisi, e ogni volta partiamo dicendo "va bene facciamo questo, bene questo lo scartiamo e partiamo da un'altra cosa". Questa volta abbiamo preso il testo di una donna, completamente diverso dal nostro modo di pensare, molto incentrata sulla figura femminile, est europea, quindi, scarna e essenziale senza fronzoli, senza nulla di comico, e a modo nostro ce la siamo messa un po' addosso. Abbiamo chiamato un'attrice (Noemi Parroni) che non c'entrava nulla con me e Marco, e proprio per la diversità è uscito un trittico divertente, dopo due giorni di riscrittura e adattamento del testo abbiamo provato per quattro giorni e poi siamo andati in scena. Malteatro nasce come una provocazione al teatro chiuso, con il sipario, infatti ci avevano proposto di usare la sala grande del colosseo ma non abbiamo voluto piuttosto meno gente ma non volevamo una sala teatrale ma una galleria d'arte dove l'attore è uno dei tanti quadri. E' un modo per annullare la barriera tra attore e spettatore, non è : noi siamo da una parte e voi dall'altra, ed è tutto studiato le frasi dei bigliettini, la canzone, sono tutti degli stimoli, degli esperimenti, poi alla fine delle repliche si può dire questo ha funzionato, questo no, mettiamo da parte , mettiamolo in un cassetto e apriamone un altro. La penultima volta abbiamo fatto un "Amleto" con 6 persone, lo abbiamo fatto absolute, scarno, senza le spade senza i vestiti, tu come vieni da casa entri in scena.

E lo spettacolo teatrale "La mia prima volta"?

"La mia prima volta" è un format americano, ancora in scena off Brodway. Sostanzialmente si basa su questo: si invita il pubblico a ricordare la prima volta,(mediante dei bigliettini scritti) con chi era, dove è successo, se ti piaciuto, quanti anni avevi, se hai fatto sesso protetto, e se lui o lei lo avessi ora davanti cosa gli diresti, e noi le più carine le leggiamo durante lo spettacolo, per questo è stato definito uno spettacolo interattivo. E' stato ripreso anche dalla RAI di Napoli, e dicono che lo manderanno in onda... per "Palco e retropalco."

Io credo che l'attore debba avere un ruolo sociale, magari anche andare nelle scuole a parlare con gli studenti cosa ne pensi?

Io sono stato a Torino durante le olimpiadi invernali quindi 4 anni fa a fare uno spettacolo comico e i produttori hanno anche un liceo normale , con formazione teatrale, per cui hanno delle ore in più di teatro e letteratura applicata a teatro. Io ho fatto delle lezioni con degli studenti che volevano capire come funziona davvero questo mestiere, al di là delle star o presunte tali. Mi sono reso conto che alcuni di loro non avevano neanche la cognizione di cosa fosse il lavoro. Questa attività penso sia molto utile per far capire che esiste un'alternativa anche di idee a quello che tu hai sempre considerato, che il nostro non è un mondo così depravato. Socialmente è un lavoro più utile di quello che si ritiene, politicamente il nostro lavoro può essere molto più forte, più valido, più formativo di quello che è. Il "politicamente corretto" ci ha un pochino sbilanciato le coscienze, e invece dovrebbe essere che se una cosa è sbagliata bisognerebbe dipingerla come tale e non come è sbagliata ma pazienza oppure farla fare da una persona che non in grado di gestire tutto quel carico di emozioni. Anche la nostra stessa categoria invece di litigare potrebbe vedere la questione storicamente come è stata affrontata e risolta dai teatranti del tempo.
Riguardo al teatro si può dire che non è per tutti ma è di tutti, è un partimonio di tutti più della lirica più del melodramma, certo dovrebbe costare meno ed essere finanziato di più. Ora abbiamo questo ministro... che ci ha massacrato qualsiasi velleità, ora sopravvivono non le compagnie classiche ma i gruppi che si autogestiscono, che sperano in un ritorno.

Miriam Comito


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