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Cinema e Teatro

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mercoledì 29 novembre 2017

Ritorna il "Capodanno per Famiglie" della compagnia teatrale I Ridikulus

L'UNICO EVENTO A TEATRO dove i bambini assieme ai loro genitori, nonni e zii saranno i protagonisti!

Terzo anno consecutivo dell'evento “CAPODANNO PER FAMIGLIE” della Compagnia Teatrale “I RIDIKULUS”, qui a Roma.

Dopo il grandissimo successo del Capodanno 2015 e del 2016, anche quest'anno il 31 dicembre ci sarà lo spettacolo per famiglie, dove i bambini assieme ai loro genitori rideranno con la magia del teatro e aspetteranno il 2018 assieme agli attori con SPETTACOLO, BALLI, GIOCHI, DIVERTIMENTO, PANDORO, PANETTONE, DOLCI e SPUMANTE per TUTTI!

Quest'anno la location per il CAPODANNO PER FAMIGLIE sarà il TEATRO SALA UNO, sito in Piazza di Porta San Giovanni, 10
(100 metri dalla METRO A - fermata SAN GIOVANNI).
Teatro bellissimo, al centro di Roma di fronte alla Basilica di San Giovanni in Laterano.
Per info e prenotazioni potete chiamare il numero 349.1627031 o inviare una mail a capodannoperfamiglie@libero.it

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA!

Il costo è di 35 euro per adulti (tessera associativa del teatro INCLUSA) e 30 euro per i bambini.

Programma della serata:
ore 21.30: ARRIVO IN TEATRO
ore 22.00: INIZIO DELLO SPETTACOLO “BABBO NATALE SUPERSTAR!”
ore 23.15: PANDORO, DOLCI e PANETTONE PER TUTTI!
ore 23.55: INIZIO COUNTDOWN PER LA MEZZANOTTE
ore 00.00: SPUMANTE... BRINDISI con gli attori e... AUGURI!
ore 00.10: BALLI DI GRUPPO e ANIMAZIONE
ore 00.30: SKETCH COMICI per TUTTA LA FAMIGLIA
ore 01.00: SALUTI e BALLI!


SINOSSI DELLO SPETTACOLO:
“BABBO NATALE SUPERSTAR”
"Babbo Natale vive felice e spensierato nella sua casa al Polo Nord, in compagnia della sua governante e del suo capo elfo Sgronky.

Un giorno riceve la visita della stravagante dottoressa Georgette Obsolè e del suo fido assistente George Novitè che propongono a Babbo Natale un cambio look e un modo moderno di vivere e di esternare la propria immagine.

In realtà i due sono degli impostori che vogliono distrarre Babbo Natale dai suoi doveri, riducendolo schiavo delle nuove tecnologie, del consumismo e del disperato desiderio di fama che sono i difetti peggiori della società attuale.

Riuscirà Babbo Natale a tornare in sè e a riprendere in mano i suoi doveri?
Una storia molto divertente che incanterà e farà ridere grandi e piccini.
Una storia che farà riflettere tutti sulla società e sui tempi moderni che trascinano i veri valori nel dimenticatoio."


ATTENZIONE:

Solo chi sarà presente allo spettacolo di capodanno potrà partecipare a un "gioco" che metterà in palio dei biglietti omaggio per lo spettacolo di Pinocchio che sarà in scena a Gennaio... 
Presto informazioni dettagliate!

sabato 19 dicembre 2015

"The best (ia) of Andrea Rivera" al Teatro Sala Uno dal 22 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016



Teatro SalaUno
Piazza di Porta San Giovanni 10 tel. 06/86606211
dal 22 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016

La fabbrica dell'attore
presenta

ANDREA RIVERA
in
 The best (ia) of Andrea Rivera

alle chitarre Matteo D'Incà
disegno luci Hossein Taheri
foto Manolo Bernardo


Per festeggiare 15 anni di attività artistica l'attore, musicista romano sceglie la maniera che più gli è congeniale: il palcoscenico, presentando il suo nuovo spettacolo The best(ia) of Andrea Rivera, in scena al Teatro Sala Uno dal 22 dicembre al 10 gennaio.

Vacanze natalizie quindi da trascorrere all'insegna del divertimento, della satira, della poesia, della musica, grazie alla chitarra che lo stesso Rivera abbraccia e dove il pubblico a sorpresa sarà invitato a prendervi parte.

Presenterà numerosi monologhi come “I quartieri di Roma” ormai un cult per gli abitanti della capitale, e canzoni inedite, “altrimenti io stesso mi annoierei”.

I suoi testi di moderno cantastorie e stornellatore, (affiancato dal musicista Matteo D'Incà, chitarre e mandolino), sono un particolare esempio di teatro-canzone, in continua evoluzione. Un ritmo senza sosta fra giochi di parole e una satira del tutto improvvisata, che esprime al massimo la creatività. Energia pulsante capace di coinvolgere in maniera travolgente, attraverso un continuo vortice di denunce.

Numerosi i temi che verranno affrontati, la mancanza del lavoro, la sanità, il dilagante razzismo e l'intolleranza che si vive nel nostro paese e non solo. Non potrà mancare l'amore nelle sue diverse sfaccettature.. non mancherà la denuncia, in chiave ironica e divertente, dell'uso (abuso) smoderato che molti italiani fanno dei medicinali.

“Voglio che il mio spettacolo cambi ogni sera, per non timbrare il cartellino come quando lavoravo in fabbrica. Non voglio insegnare, sono attratto dalla ricerca dei processi creativi sia artistici che sociali, che incitano alla rivoluzione quotidiana del sistema costituito”.

Saranno presenti i video, girati per i quartieri capitolini, le interviste con le persone che camminano, le conversazioni al citofono, creando dialoghi inaspettati e surreali da domande semplici. “Non possono proprio mancare anche perché qualcuno ancora mi chiede a rive' quando ci vieni a suona' a casa mia?”

Uno spettacolo divertente, ironico, ma soprattutto un'occasione unica per ridere assieme di noi stessi e per combattere la paura degli altri.

“Vi aspetto con ansia per chiedervi un autografo e se non vi disturba per farci un selfie.... ma se non volete io insisto!”
Andrea Rivera


In scena al Teatro SalaUno (Piazza di Porta San Giovanni 10 Tel. 06/86606211 www.salaunoteatro.com) dal 22 dicembre al 10 gennaio.

Orario spettacoli : ore 21- domenica ore 18

24 dicembre riposo, 1 gennaio riposo ,4-5-6-gennaio riposo
(calendario degli spettacoli: 22,23,25,26,dicembre ore 21, 27 dicembre ore 18.
28,29,30, dicembre ore 21, 2 gennaio ore 21, 3 gennaio ore 18
7,8, 9 gennaio ore 21, 10 gennaio ore 18.)
biglietto: intero euro 18, ridotto euro 13, tessera associativa 2 euro.

Speciale capodanno 31 dicembre ore 21
dopo lo spettacolo brindisi di mezzanotte con piccolo buffet
30 euro




Andrea Rivera


Classe 1971, segno ariete, cuore metà giallo, metà rosso, per diversi anni ha manifestato il suo talento nelle strade di Trastevere e in numerosi locali con esibizioni di teatro-canzone, cercando un nuovo modo di comunicare e proprio seguendo questo filone, nel 2004, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del Festival dedicato a Giorgio Gaber premiato per “talento e coraggio”. Cantastorie moderno, stornellatore, comico viene conosciuto dal grande pubblico grazie alla partecipazione al programma di Serena Dandini Parla con me, Rai 3, di cui interpreta anche la sigla finale, (famose le sue interviste al citofono), e The show must go off (La7). Al cinema è stato uno dei protagonisti del film Dentro la città di Andrea Costantini, e tra gli interpreti del film per la tv Il generale Dalla Chiesa di Giorgio Capitani, nel 2006 ha condotto su Sky il programma Iride caffè, nel 2007 era tra i conduttori del concerto del primo maggio a Roma dove è stato oggetto di accese polemiche. Premio per la satira tv (2008), ha partecipato a due edizioni de L'arena di Massimo Giletti (Rai 1) e, nel 2014 inviato a La gabbia di Gianluigi Paragone (La7). Ha presentato numerosi spettacoli teatrali, tra i vari ricordiamo Pericolo pubblico e Ho risorto. E' autore del libro Me li suono e me la canto (cd e audio edito da Rizzoli, 2010).

martedì 17 novembre 2015

Al Teatro Sala Uno di Roma "Sorelle", 20-21-22 Novembre 2015

Teatro Sala Uno
20-21-22 Novembre 2015

SORELLE
scritto e diretto da
Davide Strava

con
 Sarah Biacchi e Viola Graziosi


 Produzione N.o.S. - Nuovo Orizzonte Spettacolo
In collaborazione con
Sycamore T Company
 

Sarà in scena al Teatro Sala Uno dal 20 al 22 novembre lo spettacolo SORELLE, scritto e diretto da Davide Strava. Protagoniste Sarah Biacchi e Viola Graziosi.

Le corse dell'infanzia - senza apparente destinazione - finiscono fra le braccia adulte dell'esperienza, che creano un groviglio di  tappe, percorsi e traguardi.
La giovinezza è famiglia, ma non sempre il sangue fa da scudo, come ci insegnano O' Neill e Anouilh. Antigone "è disposta a morire pur di vivere".

Elettra chiede: "Allora sono nata dal tuo disgusto?".La ribelle e la vendicatrice giocano come da fanciulle; queste nuove sorelle tornano a sfidarsi, a truccarsi, a rincorrersi e a mentirsi.

Attraversano il mito, riportano a galla traumi antichi, sentimenti eterni: l'amore, la paura, il desiderio e la vergogna dello stesso. Solo insieme possono liberarsene, ma insieme non è per sempre.

"I matti sono nuvole, li puoi interpretare, non li puoi afferrare. Giocano con la tragedia e, in quella finzione, diventano più veri del vero"  (Davide Strava).

Teatro Sala Uno
piazza di Porta San Giovanni 10
http://teatrosalauno.altervista.org/
biglietti dai 15 ai 10 euro più tessera associativa di 2 euro
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21,00 domenica ore 18,00
Per prenotazioni: +39 06 86606211

venerdì 24 settembre 2010

(Teatro Sala Uno) Il berretto a sonagli

Il Teatro Sala Uno di Roma inaugura la stagione con "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello, lo spettacolo diretto da Gino Auriuso sarà in scena dal 21 settembre al 17 ottobre 2010. Il sempre attuale Pirandello continua a turbare, e a far riflettere gli spettatori attraverso la messa a nudo dell'animo dei suoi personaggi, tutti costretti dalla società a giocare un ruolo convenzionale che molto spesso non hanno scelto, o che forse al momento della scelta immaginavano meno pesante. Il contrasto fra la forma e la vita, tra le persone e i "pupi" è una costante dell'opera pirandelliana, ma qui il drammaturgo siciliano mette in bocca al protagonista Ciampa (Tony Allotta) qualcosa di più, un discorso che fa cadere i veli dell'ipocrisia. lo scrivano Ciampa è un' uomo di mezza età sposato con una ragazza giovane deve essere geloso, e fare di tutto affinché la giovane moglie gli sia fedele....questo richiede la società non importa se poi tutte queste accortezze non servono a nulla, e soprattutto cosa importa alla società se Ciampa pur di tenersi la moglie ne accetta il tradimento, con il suo datore di lavoro Cavalier Fiorica? L'importante è mantenere la facciata candida. Il povero uomo è costretto a coordinare le proprie azioni e parole dando una mandata di vite alla parte frontale del cervello....quella più razionale, più consona ai voleri della società, ma nulla può di fronte al fatto che Beatrice (Irma Ciaramella) moglie tradita del Cavalier Fiorica, si rifiuta di azionare la vite della razionalità e si lascia andare alla gelosia mettendo a nudo la verità, lei escogita un piano per far cadere nella rete i due amanti, contro il volere dello scrivano. Beatrice è l'unico personaggio che riusce ad uscire dalla forma per entrare nella vita, ma paga questo suo coraggio con l'appellativo di "pazza" Nessuno la capisce, la madre (Ornella Ghezzi) il fratello Fifì (Eduardo Ricciardelli) tanto meno la sua fedele cameriera Fana (Maria Borgese), tutti cercano di spegnere il fuoco, tutti recitano una parte, tutti sono chiusi in se stessi, come sottolineato dalla scelta registica di porre all'inizio della prima scena tutti i personaggi sul palco, ma completamente statici uno rispetto all'altro, intenti a stropicciare con veemenza e testardaggine delle buste bianche piene di carta di giornale: la verità imbustata, come a tenerla celata agli occhi degli altri.

IL BERRETTO A SONAGLI

di

Luigi Pirandello

regia

Gino Auriuso

Personaggi Interpreti

Ciampa Tony Allotta

Beatrice Irma Ciaramella

Fifì Eduardo Riacciardelli

Fana Maria Borgese

Spanò Roberto Della Casa

Madre Beatrice/Saracena Ornella Ghezzi

TEATRO SALA UNO

DAL 23/09/2010 AL 17/10/2010

P.zza di porta S. Giovanni 10

Miriam Comito

domenica 17 gennaio 2010

Intervista all' autore e regista di "Le mattine dieci alle quattro" e agli attori protagonisti

"Le mattine dieci alle quattro" doveva essere in scena al Teatro Sala uno fino al 24 gennaio, ma il grande successo di pubblico e di critica a fatto si che la permanenza dello spettacolo si prolunghi fino al 31 gennaio. Ho avuto l'occasione di incontrare l'autore del testo nonché regista dello spettacolo Luca De Bei, e gli attori Federica Bern, Riccardo Bocci, e Alessandro Casula, e porre loro alcune domande.



Federica come ti sei preparata per affrontare il personaggio di Cira, una ragazza che avrebbe voluto studiare ma le sue condizioni economiche l'hanno costretta a lavorare precariamente e in nero.



Federica Bern Mi sono preparata, intanto, documentandomi molto sul web, vedendo tanti video che parlano di lavori precari, e in nero, e di testimonianze di persone che avevano perso qualcuno, e guardando anche lo sguardo che hanno queste persone. Io abito in borgata come il personaggio dello spettacolo, abito a centocelle da due anni, quindi, anche andando a fare delle belle passeggiate per strada, osservando le persone, facendo un lavoro diretto di attore, un lavoro di osservazione, di confronto, e poi in sala prove con i miei colleghi e con il regista, poi certo tutte le persone che mi possono ricordare un'esperienza vicina al mio personaggio le ho tenute presenti e le ho conservate come esperienza emozionale, perché il testo è molto forte e passa attraverso vari livelli della storia, c'è una parte più leggera che è lo sbocciare dell'amore tra i due ragazzi, e una invece più drammatica che è quella della perdita della persona amata. Il discorso sul lavoro nero, e sul precariato non è assolutamente secondario, è l'humus dove crescono questi ragazzi. Cira è una ragazza con i piedi per terra è una che dice: questo non si può fare, (forse io non me lo merito), ha messo i sogni nel cassetto, anche perché è vero che la nostra generazione rischia di non potersi permettere di sognare. Adesso poche persone possono essere mantenute dalla famiglia in una città secondaria per andare a studiare all'università. Si è vero che noi abbiamo studiato per fare gli attori, ma siamo anche noi vicini, siamo precari e, quindi, a quella realtà che racconta Luca, che però è più estrema. Vita quotidiana concreta, aderenza alla realtà, penso che se arriva qualcosa al pubblico è perché è stato fatto questo tipo di lavoro.



Riccardo tu invece come ti sei preparato per interpretare William?



Riccardo Bocci Non molto diversamente da quello che ha detto Federica, nel senso che il mio personaggio in qualche maniera è distante da me, perché io ho avuto la possibilità di scegliere e lui no. William è nato da una famiglia che avrebbe desiderato per lui delle cose, ma che faceva scarsamente i conti con la realtà perché non c'erano i strumenti culturali, tantomeno i mezzi economici.



Secondo te perché William ha scelto di non provare la carriera di attore?



Riccardo Bocci Perché non aveva interesse a farlo, la madre ci prova a farglielo fare, ma per lui è qualcosa che non gli appartiene. Alcune persone che non hanno grandi mezzi, e se ne rendono conto, non hanno , di conseguenza, neanche la forza dell'immaginazione, per cui una cosa che non si riesce ad immaginare, anche se te la pongono davanti, non riesci a fartela piacere, c'è poco da fare, quando una cosa ti è estranea per quanto possa essere bella, non è tua e quindi la rifiuti. Entrare in una testa così diversa dalla mia non è stato facile, ma anche io in famiglia ho degli esempi di persone che avevano un modo di approcciarsi alla vita in maniera molto diretta, senza grilli per la testa: quello che c'è ci prendiamo. Senza dare un giudizio, William è di meno di Riccardo è semplicemente un'altra cosa. Questa è la cosa più importante su cui ho potuto lavorare, poi l'osservazione della realtà, e internet



Hai avuto la possibilità di parlare con qualche operaio precario?



Riccardo Bocci Questo testo è andato in scena per la prima volta, sotto forma di lettura, due anni fa al Teatro Eliseo. In quel periodo io stavo ristrutturando casa e mi soffermai molto a lungo a osservare gli operai, anche i loro legami di amicizia, molto semplici, non scolarizzati, ho chiesto a loro delle esperienze precedenti che avevano avuto, diverse da una casa privata. E poi ho uno zio muratore che ha lavorato 60 anni in un cantiere, e mi ha detto un po' di cose.



Alessandro tu interpreti Stefan un ragazzo rumeno clandestino, che parla poco, ma esprime molto con la postura corporale.



Alessandro Casula Si Stefan ha 23 anni, ed è arrivato in Italia per cercare fortuna, come molti suoi connazionali, lavora in un cantiere, di lui si sa ben poco, sta qui da tre mesi e non parla assolutamente la lingua italiana, quindi come attore mi sono dovuto cimentare ad imparare delle battute in lingua rumena, in particolare le frasi ricorrenti nei momenti di rabbia, e delusione, che comunque erano scritte nel testo. Noi italiani, si sa gesticoliamo molto, e ciò è molto caratterizzante agli occhi degli stranieri di conseguenza, stavo molto chiuso, e cercavo di muovermi il meno possibile. Il fatto di essere clandestino porta Stefan a muoversi il meno possibile, per farsi notare il meno possibile, loro hanno l'obbiettivo di lavorare, fare più soldi possibile, e di sopravvivere in paese che gli accoglie in una maniera vergognosa. In Italia, ancora oggi, muoiono sul lavoro 1200 persone l'anno. E' il fatto che questo testo veicoli il messaggio,di quanto, oggi, i giovani italiani e non siano sfruttati, e oggetto di soprusi e questo messaggio, vedo arriva al pubblico, perché esce dallo spettacolo commosso e molto partecipe, è un grande onore, e per noi tutti è una grande emozione.



Luca tu hai scritto lo spettacolo "Le mattine dieci alle quattro" e anche il libro, hai scritto prima l'uno o l'altro?



Luca De Bei In realtà non ho pubblicato un libro omonimo, ma il testo teatrale, visto che l'editoria teatrale in Italia è così poco frequentata, e visto che è così difficile pubblicare un libro, ho colto l'occasione che la casa editrice Titivillus ha capito che di uno spettacolo che va in scena un mese, ora un mese e una settimana si può vendere il libro in teatro, si può unire l'uscita editoriale insieme alla prima, che può essere un veicolo pubblicitario, però in effetti, oggi, è molto difficile far pubblicare un testo teatrale.



Questo testo, (io ho scritto così nella mia recensione) io l'ho recepito così, ma spero di averlo recepito nel senso giusto tratta degli argomenti purtroppo molto attuali, però con un'apparente leggerezza che invece poi va in profondità, e che fa presa sullo spettatore, perché lo spettatore quando va a teatro comunque un po' si vuole "divertire" ma nello stesso tempo qual'è secondo me lo scopo: farlo divertire, ma anche farlo riflettere. Io credo che tu abbia fatto centro. E' stata una cosa che tu hai pensato o no questo tipo di scrittura?



Luca De Bei Siccome tutti i miei personaggi nei miei lavori sono personaggi marginali, sono reietti della società, sono sconfitti, vivono ai margini della società, ci sono dei personaggi con dei problemi psichici in "Buio interno" o malati come in "Un cielo senza nuvole". Anche qui, senza andare nella malattia, fisica psichica sono comunque dei personaggi, sconfitti e ai margini della società, allora io mi sono posto uno scopo, quello di fare entrare gli spettatori nei personaggi, di capirli, di amarli, di affezionarsi a loro, perché quando ci si affeziona ad un personaggio, quello che gli capita lo si recepisce, perché c'è immedesimazione, e ho scoperto negli anni che uno dei metodi più facili e più efficaci di immedesimazione è quello che passa attraverso il sorriso, attraverso l'ironia, perché davanti all'ironia lo spettatore abbassa le difese. Presentando dall'inizio una storia drammaticissima subito lo spettatore mette una barriera, mette delle distanze, davanti alla morte, alla sofferenza al dolore sbattuto subito in faccia lo spettatore si estranea, e allora è molto difficile renderlo partecipe, e questo è il motivo per cui uso anche l'ironia per parlare di una cosa su cui non c'è niente da ridere come quella dello sfruttamento del lavoro e delle morti bianche.
La scelta degli attori come l'hai effettuata?
Luca De Bei Nel caso di Riccardo ho scritto il ruolo per lui, perché avevo in mente questo personaggio, mi sono ispirato alla sua energia, volevo che William non sembrasse uno sconfitto, tanto che nemmeno nel fisico lo sembra, lui è un personaggio che sembra appartenere ad un'altra epoca, l'ho scritto nella didascalia che c'è sul libro, sembra finito per sbaglio in questo schifo, quasi un nobile di altri tempi. Lui non ha strumenti per dare un senso alla sua vita, però ha qualcosa di buono, e ciò lo rende ancora più struggente, avrebbe al possibilità di avere una vita costruttiva se la società gli avesse dato gli strumenti adatti, non glieli ha dati. Federica Bern è un'attrice che io conosco da tanti anni, ed è a mio avviso una delle più brave attrici giovani che ci sono. Lei aveva il problema che non è romana, e il testo è scritto in romano,ho fatto dei provini e ho trovate tante attrici romane brave, ma nessuna con la capacità che ha Federica di essere dura e tenerissima allo stesso tempo, tragica e comica, in somma di avere tutti i registri, allora visto che ce l'avevo non me la sono lasciata scappare, l'ho messa sotto, e lei si è messa sotto, credo che si sia vista 50 volte "Mamma Roma" di Pasolini e alla fine adesso tantissime persone sono convinte che sia romana. Alessandro Casula, interpreta un personaggio molto difficile, che parla poco e quando parla per di più lo fa in rumeno per cui mi serviva un attore che avesse un grande impatto visivo, con una grande capacità di essere concentrato, e spesso nonostante parli poco, con una forte presenza scenica e lui ce l'ha, ha questi occhi, questa fisicità bella ancorata forte.
Perché hai scelto l'ambientazione romana?
Luca De Bei Volevo parlare della realtà e siccome questi personaggi non potevano parlare in un italiano pulito, la realtà che io conosco meglio è quella romana ci vivo da 18 anni e oltretutto ho vissuto in borgata, prima alla Garbatella, poi a Ostiense ora a Monte spaccato, quindi ho pensato di essere pronto a scrivere in romano, ora non è che da ora in poi scriverò sempre in romano, ho scritto questo testo in romano perché lo richiedevano la storia e i personaggi.
Cosa hai in progetto per il futuro?
Luca De Bei Il prossimo anno, probabilmente, riprenderemo con il Teatro Eliseo "Un cuore semplice" di Flaubert con Maria Pajato, che abbiamo già fatto a Roma e in tournee, e poi un testo mio "Un forte ronzio di mosche" che parla dello sfratto di una famiglia da una casa popolare, che è stato finalista al Premio Enrico Maria Salerno l'anno scorso.
Tu sei anche attore, però mi sembra che ti stai specializzando più come autore e regista, come mai questa cosa?
Luca De Bei Infatti io ho iniziato come attore e appena diplomato alla scuola del Teatro di Genova ho iniziato subito a lavorare facendo cose anche importanti con Glauco Mauri, Gianfranco De Bosi, però ad un certo punto mi sono accorto che non essendo avvenuto il momento magico che è quello in cui ad un certo punto della carriera di un attore in cui improvvisamente sfondi, se questo momento non arriva, è molto faticoso sopravvivere, come dire essere alla mercé delle proposte altrui, per cui devi scegliere tra quello che ti propongono,ma la scelta è sempre molto ristretta, ci sono poche produzioni. Io dopo l'entusiasmo iniziale, dopo tanti anni di tournee ho detto no, ora ho bisogno di esprimermi io, un paio di volte ho recitato anche nei miei testi, adesso ci sono dei progetti di tornare a recitare, e ne ho anche voglia, ma se devo tornare ne deve valere la pena.
Cosa ne pensi della situazione attuale del nostro paese per quanto riguarda l'importanza data alla cultura.
Purtroppo in Italia fare questo mestiere, oggi, vuol dire farlo sulla pelle di chi lo fa, cioè non c'è più l'orgoglio di poter dire io faccio l'attore, il regista, l'autore, io faccio cultura in Italia, perché ci hanno portati a vivere in un precariato, e ci hanno tolto talmente tanti stimoli, io parlo di queste forze politiche , ma anche di quelle che c'erano prima, il fatto che in Italia si sia deliberatamente voluto che la gente fosse sempre più ignorante e che si investisse sempre meno nella cultura, ha fatto si che questo mestiere che è un mestiere importante fondamentale che nutre l'anima delle persone che è altrettanto importante che nutrire i corpi, siamo diventati purtroppo degli eroi nonostante noi, che ce lo fa fare a continuare, questa mestiere costa fatica sudore, spessissimo auto produzione, perché lo si fa ancora? Pensiamo alla forza all'energia che nonostante tutto continuiamo a mettere che patrimonio è. Quindi l'amarezza porta a lasciare questo paese, due miei amici attori sposati hanno avuto dei bambini e se ne vogliono andare , perché non vogliono far crescere i loro figli nel nostro paese. Da un lato c'è però anche la forza per lottare, perché ci sono tante cose di cui parlare, come in questo spettacolo, o come il prossimo sui mutui con i tassi variabili, sulla speculazione edilizia, e sull'ingerenza dell'istituto delle case popolari. Ma comunque la situazione è triste, è una vergogna che umilino la categoria di chi fa teatro,e che ci facciano sentire, perché questo lo scopo, farci sentire fuori. Questo è uno scandalo e una vergogna, e questa situazione, purtroppo è presente non solo nel mondo della cultura, ma anche nel campo della ricerca scientifica e in molti altri.
Miriam Comito



domenica 3 gennaio 2010

Le mattine dieci alle quattro. Al teatro Sala Uno dal 29 dicembre al 24 gennaio


Le mattine dieci alle quattro, scritto e diretto da Luca De Bei narra una delicata storia d'amore e d'amicizia che pur affondando le sue radici nel passato, nasce dagli incontri all'alba tra due ragazzi uno italiano e uno rumeno e una ragazza italiana. I tre sono "costretti" ad incontrarsi tutte le mattine alle quattro meno dieci per prendere l'autobus notturno che dai loro quartieri perferici li porterà sul luogo del lavoro. Stefan (Alessandro Casula) e William (Riccardo Bocci) lavorano a giornata in un cantiere edile, Cyranda detta Cira Federica Bern) fa le pulizie negli uffici per conto di una ditta che riceve subappalti. Tutti e tre sono precari, la loro vita è monotona e allo stesso tempo massacrante, c'è chi evade sballandosi in discoteca, chi invece si rifugia nei propri sogni. Nonostante le vite dei protagonisti siano lontane da una concreta possibilità di realizzazione di una vita a due tra Cyranda e William nasce un tenero amore. Ben scritto, De bei Ha saputo affrontare temi come il precariato, l'immigrazione clandestina, e le morti bianche con una apparente leggerezza che nasconde uan grande capacità e profondità di analisi."Le mattine dieci alle quattro è stato finalista al premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia 2007, e finalista nel 2009 al Premio riccione per il teatro. Una nota per Riccardo bocci molto bravo nel ruolo di William un bel ragazzo romano che sceglie di non correre dietro alle chimere nè alle sirene ma va a fare l'operaio a giornata, Bocci ha saputo ben rendere la semplicità e la bontà d'animo di William.

La casa editrice Titivillus, pubblicherà il libro dal titolo omonimo, con il testo dello spettacolo.



LE MATTINE DIECI ALLE QUATT

29 dicembre 2009-24 gennaio 2010

Scritto e diretto da Luca De Bei

con

Federica Bern-Riccardo Bocci-Alessandro Casula

Teatro Sala Uno

P.zza di Porta S. Giovanni, 10

http://www.salauno.it/



Miriam Comito


martedì 3 novembre 2009

LE RELAZIONI PERICOLOSE (recensione)

TEATRO SALA UNO
fino al 15 novembre 2009


LE RELAZIONI PERICOLOSE
versione teatrale di Christopher Hampton

con

VISCONTE DI VALMONT: Francesco Mastrorilli
M.ME MERTEUIL: Cristina Nicolini
M.ME TOURVEL: Sabrina Paravicini
CÉCILE: Gisele Martino
DANCENY: Eric Gimelli
M.ME VOLANGES: Stefania Pascucci
M.ME ROSEMONDE: Dedè Furitano
ÉMILIE: Alessandra Evangelisti
AZOLAN: Rocco Maria Franco
IL MONACO: Antonio Gallo
LA CAMERIERA: Marta Lapiana
LA SERVA: Maria Pia Iannotta

Costumi creati e realizzati da: Bettina Bimbi, Rita Carta e Maria Spigarelli
Musiche originali di PierLuigi Pietroniro
Scenotecnico: Alberto Panciocco
Disegno luci: Piero Pignotta
Assistente alla regia: Lucrezia Lanza

Regia di Rinaldo Felli


Il testo, conosciutissimo di Chloderlos De Laclos, “Le relazioni pericolose” conserva inalterato negli anni il suo innegabile fascino messo ancor più in evidenza dallo splendido adattamento teatrale di Christopher Hampton premiato nel 1989 con l’Oscar per la migliore sceneggiatura proprio per l’omonima versione cinematografica diretta da Stephen Frears.
La storia narra degli spietati intrighi del visconte di Valmont e di Mme de Merteuil, che per un gioco perverso di potere e seduzione, non esitano a distruggere le vite di due persone innocenti, Cécile de Volanges e Mme de Tourvel.
Entrambe saranno sedotte da Valmont e grazie alle subdole manovre della crudele Mme de Merteuil, la prima finirà i suoi giorni in convento e la seconda morirà di crepacuore.
Un testo forte, dunque, dai toni drammatici ed intensi, un bel banco di prova per qualunque interprete.
La versione attualmente in scena al Teatro Sala Uno in questi giorni, però lascia alquanto perplessi.
La sceneggiatura perfetta, i costumi bellissimi di Bettina Bimbi, Rita Carta e Maria Spigarelli, le belle musiche originali di Pierluigi Pietroniro nonché la buona regia di Rinaldo Felli, non possono compensare le evidenti carenze interpretative degli attori principali.
Il Valmont di Francesco Mastrorilli è poco credibile, scialbo, privo di quel fascino di bello e dannato che dovrebbe far impazzire d’amore M.me de Tourvel.
La Mme de Merteuil di Cristina Nicolini è monocorde e priva di attrazione seduttiva, cosa che rende poco verosimile il suo ruolo nella storia.
Sabrina Paravicini, nella parte della fragile e innamorata Mme de Tourvel, dimentica, purtroppo, di non essere su un set televisivo e di non essere microfonata, tenendo per sé la tensione e il volume delle battute che non arrivano alla seconda fila di poltrone.
Lei, bellissima e dal fisico del ruolo praticamente perfetto, butta però via la scena madre interpretandola come se fosse un ciak cinematografico staccato dal contesto e questo dispiace perché le sue potenzialità teatrali si intuiscono e potrebbero, se coltivate, dare certamente dei buoni frutti.
Ottima invece la prova dei due comprimari, Gisele Martino nel ruolo di Cécile de Volanges e di Eric Gimelli in quello del giovane Danceny, i quali consolano lo spettatore svelando,piacevolmente il loro talento e background teatrale e che, onestamente, avrebbero meritato una ben diversa collocazione nel cast.
In conclusione lo spettacolo pur partendo da buone premesse, dà l’impressione di essere stato portato al debutto frettolosamente, sembra non ancora completamente pronto, insomma non soddisfa a pieno ma la storia è bellissima, la scena finale, con un duello alla spada spettacolare e ben fatto, riscatta in parte le sue mancanze e resta la speranza che vi si possa ancora lavorare per migliorarlo e metterlo a punto.

(Ilda Ippoliti)


TEATRO SALA UNO
P.zza di Porta S. Giovanni, 10 - Roma
Info e prenotazioni Tel/Fax +39 06 7009329
Orario spettacoli: dal martedì al sabato re 21,00 la domenica ore 17,30
http://www.salauno.it

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