| | 4-13 OTTOBRE 2013 TSI La Fabbrica dell'Attore in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro IL PADIGLIONE DELLE MERAVIGLIE di Ettore Petrolini drammaturgia di Massimo Verdastro ed Elio Pecora regia MASSIMO VERDASTRO personaggi e interpreti Sirena, Titina Manuela Kustermann Tiberio Massimo Verdastro Lalli Emanuele Carucci Viterbi Zenaide, Donna Gloria Liberati Amalù Giuseppe Sangiorgi Tigre, Arturo Luigi Pisani Evelina Chiara Lucisano scene e costumi Stefania Battaglia disegno luci Valerio Geroldi sound design Mauro Lupone collaborazione ai movimenti di scena Charlotte Delaporte aiuto regia Giuseppe Sangiorgi consulenza tecniche circensi Daniele Antonini consulenza letteraria Luca Scarlini produzione TSI La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello Il padiglione delle meraviglie, scritto da Ettore Petrolini nel 1924, è una delle opere teatrali più amare e crudeli del grande attore e drammaturgo romano. In un atto unico in due quadri, l'autore fa rivivere l'ambiente che l'ha visto nascere all'arte: quella piazza Guglielmo Pepe di Roma, piena di baracconi e variegata umanità - guitti, ciarlatani, lottatori, donne magnetiche, selvaggi - dove il grande comico, poco più che adolescente, si esibiva come "donna sirena". "Il Padiglione" è il trionfo della parola e del corpo, di sfide reali o simulate, di serragli di uomini e donne 'mostruosi' che, come mezzo primario di sopravvivenza, si offrono al famelico bisogno di stupore e spaesamento del pubblico. Tiberio, Lalli, Sirena Tigre, Amalù, Zenaide, Evelina, sono i personaggi di un mondo ammaliatore e ipnotico, ma anche precario ed emarginato, intriso di un carattere cruento, in cui i sentimenti primari prendono il sopravvento sopra ogni convenzione sociale. Il tessuto drammaturgico dello spettacolo integra nel testo di Petrolini, lasciato pressoché intatto, i contributi scritti dal poeta Elio Pecora per alcuni personaggi. La parola poetica fa da eco alle 'voci di dentro' delle creature petroliniane che, improvvisamente, per un attimo, si esprimono con parole nuove, inaspettate. "Il testo è una prigione, diceva Petrolini, occorre evaderne! L'attore deve saper entrare e uscire dal personaggio, dismettere i panni della finzione e rivelare se stesso".  |
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