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martedì 2 febbraio 2016

Il vizio dell'arte @ Cineteatro Duse Agrate il 12 febbraio

BRUNI E DE CAPITANI INTERPRETANO
IL VIZIO DELL'ARTE DI ALAN BENNETT
AL CINETEATRODUSE DI AGRATE BRIANZA

Monza, 2 febbraio. Il terzo appuntamento della Stagione Binario Duse, a cura de La Danza Immobile in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Agrate Brianza, è con Il vizio dell'arte in scena venerdì 12 febbraio, ore 21.00, presso il Cineteatro Duse.

«Pensavamo che Alan Bennett non fosse in grado di ripetere il successo di The History Boys, ma con The Habit of Art è senza ombra di dubbio riuscito di nuovo a fare il botto. Irriverente e spassosa, ma anche profondamente e inaspettatamente commovente, la sua è una pièce che parla di teatro, di poesia e di musica, di etica e della paura di invecchiare, anche se sembra che Bennett, invecchiando, sia diventato più coraggioso e più ambizioso che mai. [...] Sono veramente pochi i lavori che ricordo in cui risate, commozione, ingenuità e tecnica si intrecciano con una simile abilità. The Habit of Art è sicuramente un grande successo». Così ne ha scritto The Telegraph.
Ferdinando Bruni e Elio De Capitani non potevano che condividere l'entusiasmo con cui la stampa inglese ha accolto questo testo proseguendo, dopo la lunga e felice esperienza di The History Boys, la loro esplorazione del teatro di Alan Bennett.

Il vizio dell'arte è un esilarante gioco di "teatro nel teatro". Si assiste alla prova di una nuova produzione del National Theatre, intitolata Il giorno di Calibano: cuore del play è l'incontro tra Wystan Hugh Auden e Benjamin Britten, che si rivedono, ormai anziani, dopo vent'anni di lontananza. Per Bruni e De Capitani due splendidi ruoli con cui confrontarsi: il primo, che firma anche traduzione e regia con Francesco Frongia, interpreta la parte del poeta inglese e il secondo quella del compositore.
L'ironia di Bennett non emerge solo nel confronto serrato tra i due protagonisti, che si sdoppiano nei ruoli degli attori e dei loro celebri personaggi. Intorno si agitano gli altri interpreti, l'autore, il direttore di scena e i tecnici, tutti alle prese con le idiosincrasie, le insicurezze e i vizi di ogni compagnia teatrale che si rispetti, descritte con l'acutezza e la cattiveria di che le ha vissute dall'interno. Nella produzione dell'Elfo questi ruoli saranno interpretati da Ida Marinelli, Alessandro Bruni Ocaña, Umberto Petranca, Michele Radice, Vincenzo Zampa e Matteo de Mojana.


RASSEGNA STAMPA

Con la messinscena del Vizio dell'arte di Alan Bennett il Teatro dell'Elfo conferma la felice vena creativa che sta esprimendo da qualche anno, e centra ancora l'obiettivo dopo un'impressionante serie di successi. Al di là dei singoli risultati, colpisce l'irriducibile costanza del cammino intrapreso: sottovalutare l'unicità di un simile percorso vuol dire non comprendere come questa compagnia abbia saputo adattare la propria storia alle esigenze di un nuovo pubblico, di un nuovo spazio, di una nuova forma di consumo culturale, senza snaturarsi, ma incarnando un profondo impulso di cambiamento. Al crocevia di queste fortune c'è, non a caso, ancora Bennett, che col suo History boys è assurto, nel 2010, a vero nume tutelare dei primi passi nella "multisala" milanese. L'autore inglese, per gli attori e i registi dell'Elfo, si sta rivelando un importante punto di riferimento: le sue pièce sono brillanti, provocatorie, intelligenti, elegantemente trasgressive. Si riallacciano a una tradizione, ma la loro scrittura appartiene inequivocabilmente al nostro tempo.
Renato Palazzi, Il sole 24 ore

La "commedia nella commedia" ricostruisce tra verità e fantasia, ridicolo e crudeltà, questo rapporto (tra Auden e Britten) fatto di intelligenza, cultura, passione per l'arte, ma anche reciproca diffidenza e attrazione sessuale. Si parla della vecchiaia, del teatro, di arte, vita, omosessualità, tutte cose che Bennett attraversa con la consueta ironia e leggerezza dei suoi dialoghi, tra un "vaffa" di Auden a Britten e un pensiero sulla perdita dell'innocenza, tra la voglia di consumare una "marchetta" e un interrogarsi sulla conoscenza. Il tema è, dunque, dei più rigorosi e l'uso del teatro nel teatro apre una percezione diversa della realtà che ci viene raccontata.                                                                         
Anna Bandettini, la Repubblica

Ma poi a esser bello è lo spettacolo, non solo perché dà vita. È bello per come la dà. Ida Marinelli, la regista, è in ombra e però in grado di salire alla ribalta dei sentimenti come sempre le accade. Elio De Capitani, con il suo parrucchino, sembra un omosessuale inglese più omosessuale di Britten: a volte ci fa ridere, a volte tocca corde più segrete.
L'interpretazione memorabile è di Ferdinando Bruni: per come si è invecchiato (con pancia e spalle cadenti), per come trascina i piedi nelle pantofole; per come si tira giù il golf ogni minuto; per come irride ed è ben lontano dal temere la morte che verrà.
Con loro, Umberto Petranca, il biografo; Tim, il prostituto; e Michele Radice, l'autore del testo nel testo che si deve rappresentare, di cui è eroe Calibano, l'uomo che niente altro vuole se non la conoscenza.
Franco Cordelli, Corriere della Sera

Con la maturità gli Elfi hanno trovato la loro età dell'oro. Coerenti nella scelta di testi e autori, per lo più di provenienza angloamericana, da qualche stagione non sbagliano un colpo. Il vizio dell'arte di Alan Bennett lo conferma. Tra l'entusiasmo di un pubblico che si lascia stregare ma non blandire.
Agile e curatissima, la regia di Bruni e Francesco Frongia è in felice sintonia con il testo, i suoi dentro e fuori, il suo umorismo colto. Sul palco tutto aperto dell'Elfo si mescolano gli attrezzi della sala teatrale e la scenografia della disordinata stanzetta di Auden, i piani si intrecciano, ma la visione resta: nitida. Anche nei song, quando a cantare sono i mobili o le rughe.
Una delle migliori prove di Ferdinando Bruni, arrogante stropicciato Auden e capriccioso, fragile Fitz. Questione di voce, timbri, il vero protagonista è lui. Con Elio De Capitani che regge il gioco dando al suo Britten le sfumature del tormento represso e al suo Henry la malinconia ironica dell'attore eterno secondo. Ida Marinelli, Umberto Petranca, Alessandro Bruni Ocaña, Vincenzo Zampa, Michele Radice, Matteo de Mojana completano un cast tutto da applaudire.
Sara Chiappori, la Repubblica


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