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sabato 15 ottobre 2016

LE BAL: ovvero come raccontare l' Italia in musica

Il ballo, la musica , la mimica sostituiscono il linguaggio verbale per raccontare sessant'anni d'Italia


La messa in scena di Le Bal (alla sala Umberto di Roma, fino al 23 ottobre), dal format francese di Penchenat, è il tentativo, coraggioso ed orgiginale di raccontare la storia dell'Italia, dagli anni '40 al 2001, senza l'ausilio dei dialoghi , ma affidandosi alla sola forza espressiva della musica e della mimica ( il grande Orazio Costa docet, oltre al primo Charlot a cui sembra "ammiccare" il regista ed attore Giancarlo Fares). La location è una balera (resa in maniera molto essenziale dalla scenografia) dove ben 16 attori-personaggi , attraverso il ballo, sostenuto da varie canzoni (tra cui Ragazzi dello shake di Gianni Morandi, Tremarella di Edoardo Vianello, ed ancora Mina, Claudio Villa, Rita Pavone, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Franco Battiato e le star mondiali Glora Gaynor, Rolling Stones e Pink Floyd), ci raccontano quasi 60 anni della nostra Italia. Il numero eccessivo degli attori in scena, alcuni dei quali di distinte capacità artistiche, non fa cogliere allo spettatore tutti i singoli passaggi, movimenti, gesti ed espressioni che in una pièce teatrale senza battute, sono di fondamentale importanza. E poi essendo il linguaggio teatrale limitato dal non poter ravvicinare le singole situazione come accade per il cinema ( ricordiamo il film Le Bal di Ettore Scola nel 1983, premio per la migliore regia a Berlino) attraverso, ad esempio, i primi piani o carrellate in avvicinamento , fa sì che , inevitabilmente, si perda una certa parte della messa in scena, soprattutto nelle situazioni in cui i giovani e bravi attori sono disposti sul fondo del palcoscenico e sono, ovviamente, coperti dagli altri che sono davanti. In effetti un numero inferiore di attori eviterebbe anche che la messa in scena possa sembrare solo per un buon saggio di un altrettanto buona accademia di danza e teatro. Episodi che risaltano sono uno, quello che si riferisce al secondo conflitto mondiale ( scoppio, partenza per il fronte, dittature, pace e rinascita) , l'altro, agli anni '70 quando inizia il dilagare drammatico dell' uso di eroina. In molti momenti predomina, in scena, l'uso della smog machine (effetto fumo) che, a volte, risulta eccessiva e non sempre giustificata. La regia di Giancarlo Fares ( e le coreografie di Ilaria Amaldi) presenta comunque alcuni spunti interessanti, come nel modo di raccontare la solitudine dell'uomo moderno che, con l'ausilio della tecnologia ( iphone, pc , etc...) si sta isolando sempre di più o quando il buio dell'essere umano che tocca il fondo viene illuminato da torce che finiscono , poi, con il diventare un tutt'uno con i corpi danzanti dei personaggi . Nel suo stile "accademico" Le Bal va comunque tenuta in considerazione per il coraggio di non utilizzare il linguaggio verbale a favore della gestualità, del ballo e delle espressione dei giovani ed entusiasti attori che hanno saputo "tenere il palco",anche se non sempre in maniera costante, in una messa in scena non semplice, comunicando quelle emozioni che spesso le parole non riescono a dare.

Angelo Antonucci



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