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mercoledì 11 gennaio 2017

Festival TALKIN' MENOTTI al Teatro Verdi e al Teatro Menotti dal 12 gennaio al 28 febbraio




Un Festival tra narrazioni e contaminazioni

12 gennaio | 28 febbraio


Narrazioni e contaminazioni: spettacolo, musica, reading, prosa, teatro canzone e comicità, un intreccio tra parole e musica per il primo Festival Talkin’ Menotti a cura di Tieffe Teatro Milano, programmato dal 12 gennaio al 28 febbraio al Teatro Verdi e al Teatro Menotti. 10 spettacoli per 20 alzate di sipario, 30 ospiti di prestigio sulla scena tra attori e musicisti, da Romina Mondello a Ezio Guaitamacchi, da Alberto Patrucco a Gianni Biondillo, da Paolo Pasi a Syria, senza dimenticare la prosa con un acuto autore e regista come Fausto Paravidino.

Prosegue, quindi, come già annunciato, nella nuova stagione la sinergia tra due teatri di forte connotazione sul territorio e si arricchisce di progettualità e contenuti, oltre alla ricca e articolata stagione per l’infanzia, i ragazzi e le famiglie che il Teatro del Buratto organizza al Teatro Menotti fino ad aprile 2017 con un ampio panorama di proposte delle compagnie più qualificate del settore.

Il teatro è soprattutto un luogo, dove si ascoltano e si raccontano storie. È un luogo dove, magicamente, le parole si trasformano, prendono forma, peso, colore e suono diverso, riescono ad entrare direttamente nella testa e nel cuore di chi ascolta, senza filtri e senza deroghe.

Occorre una buona storia e qualcuno che la sappia raccontare, restituendo curiosità e passione. Storia e storie, quindi, per un festival variegato, come nella cifra di Tieffe Teatro, studiato proprio per combinare il repertorio della prosa con incursioni teatrali di protagonisti della scena culturale italiana, con la musica, con la letteratura, con la poesia e con spettacoli adatti a sperimentare nuovi percorsi, nuovi linguaggi e stili diversi, in grado di appassionare il pubblico affezionato e di attrarne di nuovo, capace di tessere relazioni tra le persone, avvicinando le generazioni con uno sguardo di attenzione alle nuove scene.

“È da tempo che cerchiamo una definizione nel non definibile, una struttura a ciò che non è strutturato, un contenitore aperto nei quattro lati. – afferma Emilio Russo, Direttore Artistico del Teatro Menotti - Tutto questo e molto altro si trova nel progetto di un festival, che diventa più che altro una festa, alla quale sono invitati tutti quelli che pensano che il teatro sia anche un luogo, privilegiato, molto privilegiato, dove ricercare strade artistiche ed espressive differenti, tirare fuori dai cassetti idee mai realizzate, storie mai raccontate. Insomma dimenticarsi del consueto ed accettare di camminare sul filo del possibile. È anche quello che da tempo rappresenta una parte sempre più evidente ed ingombrante del nostro fare e pensare teatro e che ora grazie a questo primo Festival delle narrazioni e contaminazioni proviamo a costruire in un appuntamento che ci auguriamo possa avere una lunga vita futura. Abbiamo scelto il titolo Talkin’ Menotti proprio per sottolineare l’andamento di un lungo blues in un intreccio tra parole e musica in libertà. Le proposte si alterneranno al Teatro Verdi e al Teatro Menotti, ma non sono affatto escluse altre sorprese…”

Il festival si inaugura al Teatro Verdi dal 12 al 15 gennaio con Romina Mondello e il suo struggente Amami o cado, in cui il teatro si fa narrazione; prosegue il 20 e il 21 gennaio con Ezio Guaitamacchi e il suo omaggio appassionato a David Bowie, ad un anno dalla scomparsa, Bowie, l’uomo delle stelle (Teatro Verdi). A grande richiesta di pubblico torna dal 25 al 27 gennaio Gabriella Greison, fisica, scrittrice, giornalista e narratrice di incredibili racconti scientifici, con il suo 1927, Monologo Quantistico (Teatro Verdi), diretto da Emilio Russo, un viaggio tra i fisici del ventesimo secolo e le scoperte sulla fisica quantistica.

Acrobati della parola, come Roberto Mercadini e Alberto Patrucco, tra la satira e la visione di una società contemporanea normalmente assurda, sono protagonisti della scena al Teatro Verdi: il primo il 29 gennaio con Fuoco nero su fuoco bianco, un viaggio fra gli infiniti possibili dentro la Bibbia; il secondo il 2 e il 3 febbraio con C’era una Svolta, un lungo viaggio nel tempo, complici musiche senza tempo, in uno spassoso spettacolo che ci afferra per mano e ci trasporta dal pentagramma di un vecchio spartito col disincanto di una feroce ironia.

Ancora protagonisti al Teatro Verdi un autore di best sellers come Gianni Biondillo e le ballate quotidiane di Paolo Pasi e il suo giornalismo di frontiera: il primo per la prima volta sul palco il 4 febbraio con un viaggio a ritroso nella Milano Futurista, raccontato in Come sugli alberi le foglie; il secondo il 5 febbraio con il suo reading musicale Lettere dal futuro.

I riflettori del Teatro Menotti si accedono dal 21 al 23 febbraio con Souper, gustosa e attuale commedia scritta da Federec Molnàr nel 1930, di cui Fausto Paravidino, che ha curato l’adattamento e la regia, sottolinea l’incisività e l’ironia, dirigendo la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Il 24 e il 25 febbraio uno storyteller fra i più appassionati della straordinaria stagione della musica pop, Massimo Cotto, con il suo Rock Bazar (Teatro Menotti), che da trasmissione di grande successo su Virgin Radio è diventato uno spettacolo teatrale. Accompagnato sul palco da una straordinaria incantautrice come Cristina Donà, lo spettacolo è un modo divertente, e non blasfemo, per ricordare che la musica ha scritto un suo vangelo, ovviamente con la minuscola. Accanto alla parola, sottobraccio ai racconti, interviene la musica, per fare in modo che le storie abbiano la loro colonna sonora suonata dal vivo. 

Chiude il 28 febbraio Talkin’ Menotti una cantante di grande fama ed impatto mediatico come Syria, qui in versione teatro-canzone con il suo Bellissime, scritto con Luca De Gennaro (direttore artistico di Mtv Italia oltre che deejay, speaker, scrittore, giornalista e docente universitario), un suo personale percorso tra note e parole all’interno della musica femminile italiana.

UFFICIO STAMPA
Giulia Tatulli
mobile +39 338 8916770 

TALKIN’ MENOTTI 
Teatro Verdi | Teatro Menotti




CALENDARIO


Teatro Verdi
12 | 15 gennaio
Tieffe Teatro Milano                                                                      PRODUZIONE
Amami o cado                                                          PRIMA NAZIONALE
con Romina Mondello 
di e regia Giovanna Mori


Teatro Verdi
20 - 21 gennaio                                                                 
Ezio Guaitamacchi                                                                        OSPITALITA’
Bowie, l’uomo delle stelle                                                PRIMA MILANESE
con Ezio Guaitamacchi, Brunella Boschetti, Laura Fedele, Folco Orselli


Teatro Verdi
25 | 27 gennaio
Tieffe Teatro Milano                                                        PRODUZIONE       
1927, Monologo Quantistico                                 RIPRESA
di e con Gabriella Greison                                                                           
regia Emilio Russo


Teatro Verdi
29 gennaio
Roberto Mercadini     
Fuoco nero su fuoco bianco                                 OSPITALITA                  
Un viaggio nella Bibbia ebraica                                               PRIMA MILANESE


Teatro Verdi
2 – 3 febbraio
Alberto Patrucco                                                                                OSPITALITA        
C’era una Svolta                                                                   PRIMA NAZIONALE


Teatro Verdi
4 febbraio                                                               
Gianni Biondillo                                                            OSPITALITA                                     
Come sugli alberi le foglie                                                          PRIMA NAZIONALE
                                              

Teatro Verdi
5 febbraio                                                               
Paolo Pasi                                                                                             OSPITALITA
Lettere dal futuro                                                                 PRIMA NAZIONALE

Teatro Menotti
21 | 23 febbraio
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia                                     OSPITALITA
Souper                                                                                   PRIMA MILANESE
adattamento e regia Fausto Paravidino


Teatro Menotti
24 – 25 febbraio                                                                            
Produzioni Fuorivia                                                                                  OSPITALITA’
Rock Bazar                                                                              PRIMA MILANESE
con Massimo Cotto e Cristina Donà
Virgin Radio è partner dello spettacolo


Teatro Menotti
28 febbraio                                                                         
Syria                                                                                               OSPITALITA
Bellissime                                                                                              PRIMA MILANESE


Teatro Verdi
12 | 15 gennaio
Tieffe Teatro Milano                                                                     
AMAMI O CADO
prima nazionale
con Romina Mondello
di Giovanna Mori
costumi e oggetti di scena Chiara Aversano
regia Giovanna Mori

Amami o cado è una storia d’amore. La storia di una giornata d’amore.
Anche se un po’ di tempo è passato, il ricordo di quella giornata è ancora lì tutto preciso nella testa di Rosa. Preciso e così brillante come se qualcuno ci avesse spruzzato del brillantante, del Vetril, qualcosa del genere. Quando Rosa ce l’ha raccontata, non potevamo crederci. Ma Rosa non è una che dice bugie.  
Comunque noi, per essere sicuri che fosse tutto vero, quando abbiamo deciso di raccontarla, siamo andate a cercare delle prove. Le abbiamo trovare tutte.
Al Motel, al Capannone, al negozio di regali. Al negozio dove lavora lei… tutto vero. Confermato. Giorno. Orari. Agenzia. 
E allora abbiamo pensato: certo che alle volte la vita è più forte pure della morte. Che in principio dovrebbe essere più forte della vita, perché di solito è lei, la morte, ad avere l’ultima parola.
Beh, nel caso di questa storia l’ultima parola sulla morte ce l’ha avuta la vita. E questo è un bene.
Ed è per questo vogliamo raccontarla.


Teatro Verdi
20-21 gennaio                                                                   
Ezio Guaitamacchi                                                             
BOWIE, L’UOMO DELLE STELLE
prima nazionale
di Ezio Guaitamacchi                                                                   
con Ezio Guaitamacchi, Brunella Boschetti, Laura Fedele, Folco Orselli
action painting Carlo Montana
proiezioni curate da Filippo Guaitamacchi

A New York, il 10 gennaio dello scorso anno, due giorni dopo l’uscita di Blackstar (suo 25esimo e ultimo album) e due giorni dopo aver compiuto 69 anni, David Bowie l’uomo delle stelle abbandonava il pianeta Terra. Il triste annuncio, dato dalla famiglia, spiegava che (come oggi tutti sanno) la rockstar inglese, negli ultimi 18 mesi, aveva dovuto lottare contro un tumore al fegato, che, alla fine, ha avuto la meglio. Ma forse non tutti sanno che neppure una settimana prima, (via FaceTime) Bowie aveva parlato con Tony Visconti, suo fedele produttore, nonché amico sincero. “Vorrei fare un altro album”, gli aveva rivelato. E non a caso. In quegli stessi giorni, l’artista aveva prodotto i demo di cinque nuove canzoni. Anche se, da inizio novembre, Bowie conosceva il suo destino: sapeva che i suoi giorni erano segnati e che gli sarebbe rimasto poco da vivere.
“Ma nessuno, neppure lui, pensava che avvenisse così presto - ricorda Tony Visconti. Il produttore, al fianco di Bowie dal 1969, aveva saputo della malattia dell’amico più o meno un anno prima.  - Un giorno è arrivato in studio proprio dopo una seduta di chemioterapia -  ricorda - non aveva più né capelli né sopracciglia: a quel punto, gli era impossibile mantenere il segreto. E così, mi ha preso da parte e mi ha rivelato il tutto”. Qualche mese dopo, c’era stato un apparente miglioramento. Poi, a novembre la malattia aveva di nuovo preso il sopravvento. Al suo fianco, sul letto di morte nell’appartamento di Manhattan, Imam Abdulmajid, da 23 anni moglie e fedele compagna di vita. Lei, sì sapeva. Lo dimostra il suo ultimo tweet al marito, l’8 gennaio 2016.
“Ti amerò fino alla morte - aveva scritto - Buon Compleanno Mr. Bowie, ci rivedremo in cielo”.


Teatro Verdi
25 | 27 gennaio
Tieffe Teatro Milano                                              
1927, MONOLOGO QUANTISTICO                               
di e con Gabriella Greison    
luci Mario Loprevite
scene e costumi Pamela Aicardi                                                
regia Emilio Russo

In 1927, Monologo Quantistico, Gabriella Greison racconta, con foto, musica e video, i fatti più sconvolgenti, misteriosi, divertenti, umani, che hanno dato vita alla Fisica Quantistica, partendo dalla famosa foto, datata 29 ottobre 1927, in cui sono ritratti in posa 29 uomini, scienziati quasi tutti fisici, di cui 17 erano o sarebbero diventati Premi Nobel, che hanno partecipato alla quinta edizione della Conferenza Solvay, convegni voluti dall’industriale belga Ernest Solvay per fare il punto sui progressi della fisica.

Gabriella Greison, fisica, giornalista e scrittrice, ricostruisce i dialoghi, le serate, i dibattiti, dopo un lungo soggiorno a Bruxelles, in cui ha raccolto informazioni, tradotto lettere, parlato con persone e parenti, realmente presenti a quei ritrovi, che Einstein chiamava witches’ Sabbath (il riposo delle streghe).

Lo spettacolo, dopo aver debuttato con successo lo scorso novembre al Teatro Menotti, è la prima rappresentazione teatrale, che racconta il ritrovo a Bruxelles di tutti i fisici del XX secolo, da Einstein a Marie Curie, da Schrodinger a Heisenberg a Dirac, che hanno fatto venire alla luce, quel giorno, la Fisica Quantistica.

È uscito, edito da Salani, lo scorso autunno L’incredibile cena dei fisici quantistici, in cui Gabriella Greison ha romanzato, tra finzione e realtà, la cena che seguì allo scatto in bianco e nero e al dibattito su cui gli scienziati intervenuti al congresso confrontarono le loro visioni sulla meccanica quantistica, da cui nacque la teoria che conosciamo oggi.


Teatro Verdi
29 gennaio
Roberto Mercadini     
FUOCO NERO SU FUOCO BIANCO                                       
Un viaggio nella Bibbia ebraica
prima milanese
ideazione e traduzione Roberto Mercatini
                                              
Descrizione didascalica
Il monologo racconta il libro di Giona, contenuto nella Bibbia; Un libro brevissimo, ma anche straordinariamente suggestivo. In alcune edizioni della Bibbia, di quelle con le pagine grandi e la scrittura minuta, il libro di Giona sta tutto intero su un’unica facciata. Eppure si tratta di un libro ricchissimo, pieno di avventure grandiose, di luoghi e personaggi diversi, di paradossi estremi.

Ad ogni capitolo (perciò quattro volte nell’interno dell’intero monologo) l’attore interrompe la narrazione riguardante Giona e apre una parentesi. Le parentesi contengono, a loro volta, narrazioni o testi poetici tratti dalla Bibbia e servono a meglio chiarire quello che succede nel libro di Giona.
Perciò, in sintesi, la Bibbia è spiegata utilizzando la Bibbia stessa (proprio come nella tradizione ermeneutica ebraica).

Le traduzioni dall’ebraico antico sono state fatte dallo stesso Roberto Mercadini, che si è dedicato allo studio di questa lingua per qualche anno.

Si tratta di uno spettacolo ricco di momenti comici, ma, tuttavia, totalmente rispettoso della Bibbia e accurato dal punto di vista filologico.
Il monologo, va chiarito, non appartiene al genere della parodia e non è in nessun modo offensivo. Tanto che è stato rappresentato anche all’interno di una chiesa consacrata e perfino durante un evento dell’azione cattolica, alla presenza di Monsignor Mansueto Bianchi.

Descrizione artistica
Nella Bibbia ebraica c’è l’umorismo ebraico.
Se l’affermazione precedente vi ha sorpreso, forse non avete mai letto per intero l’esilarante storia del duello fra Davide e Golia, non sapete perché Isacco si chiama così, né quale feroce satira antimonarchica si celi dietro il nome Saul.
La tradizione ebraica descrive la Bibbia come fuoco nero su fuoco bianco.
Se l’affermazione precedente vi ha sorpreso, forse non sapete di quale incandescenza rifulgano le visioni di Isaia, il grido di Kohélet e molte altre cose.

Ho tracciato un monologo, un viaggio fra gli infiniti possibili dentro la Bibbia.
Il libro di Giona è la rotta seguita in questa navigazione attraverso il tempestoso mare della sapienza ebraica. Ad ogni capitolo si tocca un porto e si spalanca un mondo. Così:
1) Nel mare (Elogio dell’inettitudine) 
2) Un pesce grande (La poesia)
3) Ninive è rivoltata (I profeti)
4) è bene infuocarsi (Dialoghi indomabili)                                                                             


Teatro Verdi
2 – 3 febbraio
Alberto Patrucco                                                       
C’ERA UNA SVOLTA
prima nazionale
di Alberto Patrucco e Antonio Voceri
direzione musicale Daniele Caldarini
con
Daniele Caldarini - pianoforte, chitarra, arrangiamenti
Francesco Gaffuri - contrabbasso e basso elettrico

C’era una svolta è un lungo viaggio nel tempo, eppure un breve percorso topografico. È l’esilarante storia di un cabarettista che dalla Brianza approda alla Milano della fine degli anni 70, con i suoi fervori e le sue irrisolte contraddizioni. Un mondo, se si vuole, né migliore né peggiore dell’odierno, semplicemente diverso e quindi unico, irripetibile. Tra cabaret impregnati di fumo e night club scalcinati, tra improbabili impresari e spettatori indecifrabili, il Nostro vive una realtà di poeti e saltimbanchi in un tourbillon di sogni sospesi e che un tempo sembrava possibile toccare. Il protagonista, sempre in coda sulla Milano – Meda, ne ride – e parecchio – perché se una cosa la storia insegna è che a prendersi sul serio, non si fa mai un grande affare.
Comicità priva di tormentoni, musiche senza tempo e canzoni rivelatrici, in uno spassoso spettacolo che ci afferra per mano e ci trasporta dal pentagramma di un vecchio spartito ai file multimediali col disincanto di una feroce ironia.



Teatro Verdi
4 febbraio                                                               
Gianni Biondillo                                                                 
COME SUGLI ALBERI LE FOGLIE
prima nazionale

Una generazione di ragazzi cresciuta all’inizio del secolo scorso nelle aule dell’Accademia di Brera volle rivoluzionare l’arte. Si chiamavano Boccioni, Erba, Sironi, Carrà, Russolo. Seguivano le idee avanguardiste del più anziano tra loro, Filippo Tommaso Marinetti, l’inventore del Futurismo.
Con le loro furibonde serate artistiche animarono la città e scandalizzarono i benpensanti milanesi. Erano sinceri interventisti, idealizzavano la guerra come igiene del mondo e partirono senza indugio per il fronte nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti. Molti di loro non tornarono. Fra questi c’era un giovane comasco, Antonio Sant’Elia, architetto dal talento luminoso e sfortunato.
Tutto ciò che ci resta di lui sono una manciata di disegni, ma così belli, così geniali da influenzare l’immaginario dell’intero Novecento. Morì da eroe, sul Carso, nell'ottobre del 1916. È lui il protagonista di Come sugli alberi le foglie, un romanzo corale dalla scrittura vibrante e appassionata, capace di farci rivivere l'epopea di una nazione.
Gianni Biondillo, per la prima volta sul palco, attraverso la lettura di alcuni brani selezionati del romanzo, accompagnato da proiezioni di video, immagini, canzoni, ci racconterà i sogni e le speranze di questi giovani italiani, illusi dalla retorica dannunziana che li portò sul campo di battaglia a cercare la bella morte. Per scoprirla insanguinata e orribile.


Teatro Verdi
5 febbraio                                                               
Paolo Pasi                                                                          
LETTERE DAL FUTURO
prima nazionale
di e con Paolo Pasi
con Dino Pelissero

Immaginate un mondo in cui le persone sono considerate alla stregua di prodotti finanziari, con tanto di rating esistenziale, e hanno al polso un contaparole, che limita le loro possibilità di comunicazione verbale. Un mondo in cui gli incontri d’amore sono affidati ad algoritmi di affinità e i rapinatori sono derubati da cassieri di banca. Dove anche i numeri ricorrono alle primarie per contendersi la leadership e avere un selfie dell’anima è un tratto distintivo che fa tendenza. Dove accade che la Befana sia licenziata per scarso rendimento e perfino gli psico-terroristi devono arrendersi all’assurdo quotidiano.
Ecco in pillole alcune Lettere dal futuro, storie e canzoni di Paolo Pasi, giornalista, scrittore e musicista, che ci guida in un viaggio tra il grottesco e il surreale sul filo della fantacronaca: un mondo immaginario, appunto, in pericolosa rotta di collisione con il nostro presente. Fatti non ancora accaduti, ma che potrebbero presto accadere, raccontati in forma di reading musicale insieme al flautista e polistrumentista Dino Pelissero.

SCALETTA
-      L’uomo in sedici noni (lettura)
-      Fuori dagli schermi (canzone)
-      La prossima generazione (lettura)
-      Amore a primo shopping (canzone)
-      Scegli Postbook (lettura)
-      L’editore (canzone)
-      La twitter-società (lettura) 
-      Il chiacchiera (canzone)
-      Microracconti d’amore (lettura)
-      L’uomo che conta (canzone)
-      Jack e la banca (lettura blues)
-      Blues a seguire (brano musicale)
-      La Befana in esilio (lettura)
-      Weekend blues Rating blues (canzone)
-      Gli psicoterroristi (lettura)
-      Sogno atipico (canzone)
-      Il selfie dell’anima (lettura)
-      Il riformista (canzone)
-      Le primarie dei numeri (lettura)
-      L’elezioni (di Giorgio Gaber)
-      Clinica disintossica (lettura)
-      Voglia di andare via

Dove non indicato le canzoni sono di Paolo Pasi



Teatro Menotti
21 | 23 febbraio
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia                                    
SOUPER
prima milanese
di Ferenc Molnàr
traduzione Ada Salvatore
adattamento e regia Fausto Paravidino
scene Laura Benzi
costumi Sandra Cardini
con Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos e Federica De Benedittis

Un direttore di banca, il giorno del suo Compleanno, invita gli amici a cena. È un anniversario speciale per lui: giunto all’apice della carriera, vuole condividere questo momento con le persone che più gli sono vicine, con le quali ha condiviso tanti momenti importanti. Prepara anche un discorso per ringraziare tutti, ma, proprio mentre lo legge, il maggiordomo comunica che alla porta c’è un uomo: un ispettore di polizia venuto proprio per lui, per il direttore… scompiglio tra i convitati; qualche domanda, qualche sguardo, e tutto all’ improvviso cambia di prospettiva: le persone radunate attorno a quella tavola sono ancora gli amici che qualche istante prima brindavano e ridevano? Tutto il sostegno avuto nel costruire questa luminosa carriera è sempre avvenuto alla luce del sole e nella piena legalità?
Con una capacità straordinaria nel costruire dialoghi che, attraverso la massima levità, in un momento spalancano davanti agli occhi dello spettatore mondi ben più grevi, l’incantevole autore de I ragazzi della Via Pàl dipinge una società della quale la corruzione sembra il tratto essenziale: che non lascia scoperta alcune ruota dell’ingranaggio, perfettamente oliato, entro cui la Classe Dominante si muove. Un mondo lontano dal nostro? A vedere le reazioni dei singoli personaggi ai vari coups de scène che si susseguono nella serata, non sembrerebbe proprio; la casta, gli interessi, i tradimenti, i regali, i ricatti, il gioco degli amanti e degli affari non sono affatto così lontani nel tempo e anzi, ti chiedi: ma davvero l’ha scritto Molnàr nel 1930?! Fausto Paravidino, eccellente autore, attore e acuto regista, dirige la Compagnia del Teatro Stabile in questa gustosa e attuale commedia, sottolineando l’incisività e l’ironia di Molnàr.



Teatro Menotti
24 – 25 febbraio                                                                            
Produzioni Fuorivia                                            
ROCK BAZAR 
prima milanese
di Massimo Cotto
con Massimo Cotto voce narrante
Cristina Donà – voce e chitarra
Marco Carusino - chitarre
coordinamento scenico Paola Farinetti
disegno luci Andrea Violato
fonica Lorenzo Caperchi
scenografie a cura di Capellino Design

Virgin Radio è partner dello spettacolo         

Rock Bazar è una trasmissione radiofonica che Massimo Cotto conduce da tre anni ogni giorno su Virgin Radio e che, dopo essere stata tradotta in due libri editi da Vololibero Edizioni (il primo è stato un successo editoriale che ha conosciuto cinque ristampe, il secondo è uscito il 14 ottobre 2015), ora diventa anche spettacolo teatrale. Quando è sul palco Massimo Cotto racconta come fosse in radio, così come quando è in radio racconta come fosse davanti a un camino e pochi amici, con la magia dei ricordi e la legna della parola. Cotto riporta in scena l'epoca d'oro del rock attraverso le storie dei suoi protagonisti, stelle divorate dalla voglia di trasgressione e dalla paura di bruciare troppo in fretta. Centinaia di aneddoti esilaranti o commoventi, dove è difficile distinguere tra verità e
leggenda, perché non è importante, in quel lembo di terra, dove ogni storia ha diritto di cittadinanza, in quella striscia dove sesso, droga e rock and roll sono la Santissima Trinità. Proprio per questo, per la voglia del rock di farsi messa pagana, Massimo Cotto divide i racconti in dieci capitoli che corrispondono ai dieci comandamenti. Un modo assolutamente non blasfemo, ma divertente per ricordare che la musica ha scritto un suo vangelo, ovviamente con la minuscola. Accanto alla parola, sottobraccio ai racconti, interviene la musica, per fare in modo che le storie abbiano la loro colonna sonora suonata dal vivo. Soprattutto interviene una donna, come Cristina Donà, uno dei talenti più cristallini, duraturi e influenti emersi alla fine del millennio dalla scena musicale italiana. Una incantautrice che si è spesso confrontata in qualità di interprete con brani dei grandi della musica internazionale, generando sempre versioni dalla forte personalità. Una signora del rock, sì, ma con una dolcezza tutta italiana. Perché nel Rock Bazar si vendono, mai separate, storie e canzoni, grandi miti e, ancora più, grandi emozioni.



Teatro Menotti
28 febbraio                                                                         
Syria         
BELLISSIME
Voci di donne. Racconti di canzoni
prima milanese
con la chitarra di Tony Canto
testi di Syria e Luca De Gennaro

Bellissime è il titolo di questo nuovo progetto che vede Syria tornare a teatro nove anni dopo l’esperienza con Paolo Rossi in Chiamatemi Kowalski – Il ritorno. 

Bellissime è uno spettacolo teatro-canzone che ripercorre la musica italiana con le melodie rese immortali dalle nostre interpreti femminili.  Partendo dagli anni ’60 arriva fino ai giorni nostri, in un viaggio in cui alla musica si uniscono le parole: i testi dello spettacolo sono di Syria e Luca De Gennaro (direttore artistico di Mtv Italia oltre che Deejay, speaker, scrittore, giornalista e docente universitario).

Accompagnata dal chitarrista Tony Canto, Syria riesce a fare emergere il lato più profondo dei sentimenti delle canzoni che interpreta.


REPERTORIO
-      Nilla Pizzi - Grazie dei fior
-      Dalida - Quelli erano giorni
-      Patty Pravo - Il Paradiso
-      Rita Pavone - Cuore
-      Gabriella Ferri - Sempre
-      Ornella Vanoni - Samba in preludio
-      Mina - Sonhos
-      Loredana Bertè - Sei bellissima
-      Matia Bazar - Vacanze Romane
-      Anna Oxa - Quando nasce un amore
-      Malika Ayane - Come foglie
-      Laura Pausini - Tra te e il mare
-      Mia Martini - La Nevicata del 56
-      Paola Turci - Volo così
-      Syria - Momenti

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