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sabato 9 aprile 2016

Apre al Teatro Belli il prossimo 12 aprile la rassegna AUTORI IN COMPAGNIA - progetto di residenza teatrale per autori iscritti al Fondo PSMSAD. Inaugura lo spettacolo XANAX di Angelo Longoni con Sandra Collodel e Paolo Lanza diretti da Antonio Salines.

TEATRO BELLI
Piazza Santa Apollonia, 11a (ang. S. Maria in Trastevere)

dal 12 al 17 aprile 2016
AUTORI IN COMPAGNIA
progetto di residenza teatrale per autori iscritti al Fondo PSMSAD
presenta
XANAX
(UNA COMMEDIA PER DUE)
di Angelo Longoni
con Sandra Collodel e Paolo Lanza
regia Antonio Salines

Il prossimo 12 aprile al Teatro Belli, per la rassegna AUTORI IN COMPAGNIA – Progetto di residenza teatrale per autori iscritti al Fondo PSMSAD – debutta lo spettacolo XANAX, una delle commedie più celebri di Angelo Longoni. Questa nuova edizione si avvale dell'interpretazione di Sandra Collodel e Paolo Lanza per la regia di Antonio Salines.
Un occasione per rivedere e riscoprire un vero e proprio "cult" del teatro italiano riproposto da un cast di grandissimo livello.

Un uomo e una donna in una situazione esasperata, claustrofobica, estrema.
Due persone quasi sconosciute costrette improvvisamente a condividere gli elementi più intimi del proprio corpo e della propria anima.
Un venerdì sera Laura e Daniele si attardano un po' più del solito in ufficio. Ognuno di loro lavora ad un piano diverso di un grande edificio e verso le nove di sera le loro vite si incontrano su uno degli ascensori che li deve condurre verso un normalissimo week end in famiglia. Ma l'ascensore si blocca.
Nessuno li può sentire e li può aiutare, almeno fino a lunedì mattina quando, poco dopo l'alba, arriveranno gli inservienti della ditta di pulizie che si occupa dello stabile.
Quarantotto ore: un'eternità.
Chiusi in quattro metri quadrati, senza ricambio d'aria, senz'acqua, senza cibo, costretti a condividere l'intimità perfino per tutti i bisogni corporali.
In una situazione così estrema e concentrata può accadere anche che cose mai dette, taciute a se stessi e agli altri, emergano dalla coscienza e vengano rivelate ad un estraneo.
L'isolamento riesce paradossalmente a produrre un effetto quasi "terapeutico" in grado di dare la forza ai due protagonisti per ricominciare una vita migliore e più consapevole.

ORARIO SPETTACOLI: dal martedì al sabato alle ore 21,00 - domenica alle ore 17,30

PREZZI : Interi € 18,00 - Ridotti € 13,00

info e prenotazioni: 06 5894875 - info@teatrobelli.it - www.teatrobelli.it

La manifestazione è realizzata con il contributo di INPS – fondo PSMSAD

Il fondo PSMSAD
 
Il Fondo PSMSAD (acronimo di Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici), si propone di sostenere gli iscritti nella loro attività professionale promuovendone, ove necessario in collaborazione con istituzioni aventi scopi similari in Italia e all'estero, la formazione, il perfezionamento e l'affermazione in campo nazionale e internazionale.
Le attività del Fondo sono disciplinate dal nuovo Regolamento del Fondo PSMSAD adottato dalla Determinazione Presidenziale n. 151, del 20 novembre 2015 e consistono in riconoscimenti, sostegni e incentivi per lo svolgimento dell'attività artistica professionale e in provvidenze economiche a sostegno di eccezionali stati di necessità degli iscritti. 
TEATRO BELLI
dal 12 aprile al 5 giugno 2016

"AUTORI IN COMPAGNIA"
progetto di residenza teatrale per autori iscritti al Fondo PSMSAD
ideato da Massimo Vincenzi con la collaborazione di Carlo Emilio Lerici 

"Autori in Compagnia" vuole essere un progetto innovativo di "residenza", dove ad essere residenti sono gli autori, ospiti di una compagnia teatrale.
Il Teatro Belli, con la sua Compagnia, si offre quindi come casa ospitale per un nutrito gruppo di autori italiani, tutti  associati al Fondo P.S.M.S.A.D. (Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori, Autori Drammatici). Questo Fondo, poco conosciuto, è gestito oggi dall'I.N.P.S. - Direzione Centrale Credito e Welfare, ma esiste in realtà da molti decenni, ed ha come missione il sostegno agli Artisti e alle Arti. 
Ed infatti l'intero progetto si è reso possibile proprio grazie ad un contributo economico da parte del Fondo che si è fatto carico di una cospicua parte delle spese necessarie alla realizzazione della manifestazione.  
Attraverso questa "residenza" sarà quindi possibile andare a costituire un vero e proprio repertorio di testi a disposizione di una compagnia teatrale che di anno in anno sarà integrato da nuove proposte e nuovi autori.
Questa prima edizione offre un cartellone che si differenzia nettamente dalle tradizionali rassegne teatrali che ospitano vari autori proposti da diverse compagnie.
Una rassegna che punta sui drammaturghi italiani che sono chiamati a proporre testi di opere complete, e non corti teatrali.
Una rassegna che rivela quindi un indole "coraggiosa". 
7 autori per un totale di 48 recite distribuite in un periodo di 2 mesi. 11 titoli a firma di Alberto Bassetti, Giuseppe Manfridi, Angelo Longoni, Massimo Vincenzi, Riccardo Barbera, Isabel Russinova, Adriano Vianello. 
Gli attori e i registi che animeranno il programma sono tutti componenti la compagnia del Teatro Belli. Su tutti Antonio Salines, fondatore della compagnia più di 40 anni fa, e Francesca Bianco, da oltre 30 anni protagonista in tutte le principali produzioni. E poi Carlo Emilio Lerici, Sandra Collodel, Monica Belardinelli, Paolo Lanza, Eleonora Zacchi, Sebastiano Colla, Annamaria Iacopini, Isabel Russinova, Riccardo Barbera, Fabrizio Bordignon, Annabella Calabrese. 
Il progetto "Autori in Compagnia" è stato ideato da Massimo Vincenzi, da quasi 20 anni vero e proprio "dramaturg" del Teatro Belli, che in collaborazione con Carlo Emilio Lerici ha composto il cartellone della rassegna.

Il fondo PSMSAD

Il Fondo PSMSAD (acronimo di Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici), si propone di sostenere gli iscritti nella loro attività professionale promuovendone, ove necessario in collaborazione con istituzioni aventi scopi similari in Italia e all'estero, la formazione, il perfezionamento e l'affermazione in campo nazionale e internazionale.
Le attività del Fondo sono disciplinate dal nuovo Regolamento del Fondo PSMSAD adottato dalla Determinazione Presidenziale n. 151, del 20 novembre 2015 e consistono in riconoscimenti, sostegni e incentivi per lo svolgimento dell'attività artistica professionale e in provvidenze economiche a sostegno di eccezionali stati di necessità degli iscritti. 


12 – 17 aprile 2016
XANAX
(UNA COMMEDIA PER DUE)
di Angelo Longoni
con Sandra Collodel e Paolo Lanza
regia Antonio Salines

Un uomo e una donna in una situazione esasperata, claustrofobica, estrema.
Due persone quasi sconosciute costrette improvvisamente a condividere gli elementi più intimi del proprio corpo e della propria anima.
Un venerdì sera Laura e Daniele si attardano un po' più del solito in ufficio. Ognuno di loro lavora ad un piano diverso di un grande edificio e verso le nove di sera le loro vite si incontrano su uno degli ascensori che li deve condurre verso un normalissimo week end in famiglia. Ma l'ascensore si blocca.
Nessuno li può sentire e li può aiutare, almeno fino a lunedì mattina quando, poco dopo l'alba, arriveranno gli inservienti della ditta di pulizie che si occupa dello stabile.
Quarantotto ore: un'eternità.
Chiusi in quattro metri quadrati, senza ricambio d'aria, senz'acqua, senza cibo, costretti a condividere l'intimità perfino per tutti i bisogni corporali.
In una situazione così estrema e concentrata può accadere anche che cose mai dette, taciute a se stessi e agli altri, emergano dalla coscienza e vengano rivelate ad un estraneo.
L'isolamento riesce paradossalmente a produrre un effetto quasi "terapeutico" in grado di dare la forza ai due protagonisti per ricominciare una vita migliore e più consapevole.

19 – 21 aprile
ASSASSINE
di Alberto Bassetti, Angelo Longoni, Giuseppe Manfridi,
Massimo Vincenzi, Adriano Vianello
con Francesca Bianco, Eleonora Zacchi, Monica Belardinelli,
Annamaria Iacopini, Sebastiano Colla
musiche a cura di Francesco Verdinelli
regia Carlo Emilio Lerici

4 donne, 4 assassine, 4 storie ricche di suspense che attraversano quattro secoli..
4 modi di calarsi nel cuore di una perversione omicida più tortuosa di quella maschile.
4 tentativi di svelarne l'incomprensibile mistero.

LA CASTELLANA di Giuseppe Manfridi – con Monica Belardinelli

Erzsébet Báthory (1560-1614), conosciuta come la Contessa Sanguinaria, è stata la più efferata serial killer della storia umana. Le sue vittime sono circa 650, o forse di più.
Nasce in Ungheria in una famiglia particolare: lo zio, un principe della Transilvania violento e selvaggio, il fratello, un maniaco sessuale inarrestabile, la zia, incarcerata perché strega e lesbica, e un altro zio alchimista e adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera.
La Báthory è narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.
E' molto violenta con la servitù: cosparge i servi di miele, e li lascia legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. O li mette nudi all'aperto, d'inverno, versandogli continuamente dell'acqua fredda addosso per farli morire congelati. 
Nel 1601 rimasta vedova ritorna in Ungheria. In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. 
Finalmente nel 1610 le autorità decidono di muoversi. Il Re d'Ungheria organizza una missione: raduna una squadra di uomini di fiducia e li manda a ispezionare il castello.
In diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.
Il processo comincia il 2 gennaio 1611. Si susseguono moltissimi testimoni. Grazie alle sue origini nobiliari, Erzsébet Báthory viene condannata alla prigione a vita in un'ala del suo castello dove morirà tre anni dopo. 

NESSUNA PIETA' di Adriano Vianello – con Eleonora Zacchi

Ruth Snyder (New York 1895-1928) e il suo amante uccisero il marito di lei colpendolo con un contrappeso, facendogli inghiottire del cloroformio e strangolandolo con del filo metallico, in un eccidio sanguinoso e crudele. Ruth faceva la centralinista quando conobbe un ricco e facoltoso uomo d'affari più anziano di lei che la sposò, nel 1925 aveva tutto ciò che una donna poteva desiderare, un suo conto in banca, una macchina, una villa di proprietà, agi e lussi. Ma si annoiava e inoltre il marito la considerava una ragazzina svaporata e rimpiangeva la sua prima innamorata poi defunta, rimirandone in continuazione il ritratto che teneva sul comodino. La donna per reazione si abbigliava come una prostituta ed usciva a rimorchiare uomini imbastendo brevi storie passionali che consumava nei motel. Conobbe un uomo insignificante ma che la ascoltava, per lei questo voleva dire molto, e cominciò a raccontargli dei suoi tentativi di liberarsi del marito. In garage con il monossido di carbonio, con una spinta mentre era sul molo, con del bicloride di mercurio fingendo di curargli il singhiozzo, finché alla fine chiese aiuto all'amante, organizzò tutto, lo ubriacò, si procurò le tre armi del delitto, e insieme consumarono il delitto, simulando malamente un'aggressione. Furono condannati e giustiziati entrambi sulla sedia elettrica. 
Eppure nonostante tutto, al di là delle evidenti prove di colpevolezza, al di là del verdetto dei giudici, al di là dell'efferatezza del crimine, c'era in America ancora chi si lasciava incantare dalle grazie avvenenti di Ruth Snyder, che in carcere riceve addirittura 164 proposte di matrimonio.
Perfino il cuoco della prigione si innamora di lei, e come ultimo omaggio, prima dell'esecuzione, predispone il suo ultimo pasto con infinita cura.
Ma l'estremo saluto di Ruth al mondo è agghiacciante, giustiziata secondo le leggi dello Stato di New York, nell'attimo fatale un fotoreporter riesce a immortalarla in una tragica istantanea che il giorno dopo sarà sulle pagine di tutti i principali quotidiani.
Forse Ruth Snyder, che amava tanto la notorietà, ne sarebbe stata anche contenta.

LA BELVA DI VIA SAN GREGORIO di Angelo Longoni – con Annamaria Iacopini

Il 30 novembre 1946 Pinuccia Somaschini si reca a casa di Pippo Ricciardi, suo datore di lavoro, per recuperare le chiavi del negozio. Ma al civico 40 di via San Gregorio a Milano la donna scopre un orrendo massacro. Una donna e i suoi tre figli – un maschietto di sette anni, una bambina di cinque e un altro piccolo di dieci mesi - sono stati ammazzati a colpi di spranga: erano la moglie e i tre figli del Ricciardi. Dall'appartamento, letteralmente a soqquadro e invaso dal sangue, mancano solo pochi gioielli. Il movente non può essere stato la rapina. E allora perché commettere un simile scempio? Perché uccidere anche tre bambini? Perché finire a sprangate un piccolino ancora sul seggiolone, ancora incapace di parlare, che non sarebbe certamente stato neppure uno scomodo testimone?
In poche ore il caso è risolto: la belva di via San Gregorio è Caterina Fort, 31 anni, già commessa del negozio del Ricciardi, da tempo sua amante. 
Interrogata per 18 ore la donna confessa. Poi ritratta parzialmente le sue ammissioni. Conferma di aver ucciso la moglie di Pippo Ricciardi, Franca Pappalardo, ma nega di aver infierito sui bambini.
Per anni, nonostante la condanna all'ergastolo in tre gradi di giudizio, Caterina Fort, detta Rina, sosterrà la sua versione: in quella casa non era entrata da sola, ma con un fantomatico "Carmelo", amico di Pippo Ricciardi. Lei aveva ucciso la Pappalardo. Ma i bambini no: lei, Rina Fort, non li aveva uccisi.   

L'AMORE NON PERDONA di Massimo Vincenzi – con Francesca Bianco

Ruth Ellis (1926-1955) era una ragazza madre dagli abiti troppo scollati e dal trucco troppo evidente che amava il gin, gli uomini, i locali notturni e sognava di abbandonare la sua casa nei quartieri popolari di Londra. Un ragazzo bello, ricco e viziato, pilota d' auto da corsa e rampollo d' una famiglia importante. Cinque colpi di pistola in una notte di pioggia scaricati con rabbia contro l'amante David Blakely che non la voleva più vedere, e appena dieci giorni prima, ubriaco, l'aveva picchiata con violenza tanto selvaggia da farle perdere il bambino che portava in grembo. Ci vollero solo ventitré minuti ai giurati del processo per arrivare al verdetto: omicidio volontario. Nessuna attenuante. Condanna a morte per impiccagione. Era il 1955, l'ultima esecuzione in Gran Bretagna. E poi il primo marito di Ruth (ed ex cliente) George che si impiccò pochi mesi dopo la sua morte. E suicidio anche per il figlio André. E l'altra figlia che non smise mai di lottare per difendere il nome di sua madre, ed è morta di tumore nel 2002 a soli cinquant'anni, poco prima di vedere trionfare in tribunale, con l'annullamento della condanna a morte, il lavoro di una vita.
La sua storia è stata raccontata nel film "Ballando con uno sconosciuto" del 1985.

L'introduzione è di Alberto Bassetti ed è interpretata da Sebastiano Colla

 

22 – 24 aprile 
IRENE NEMIROVSKY
di Alberto Bassetti e Massimo Vincenzi
ELEONORA D'ARBOREA
di Alberto Bassetti
con Francesca Bianco
musiche Francesco Verdinelli
regia Carlo Emilio Lerici

IRENE NEMIROVSKY - La storia vibrante ed emozionante di una grande scrittrice che, fuggendo verso la libertà, trova la morte sotto l'assurda e brutale follia dell'Olocausto. Un'autrice che rivive nel cuore e nella mente di milioni di lettori in tutto il mondo. 

Francese o russa, Irène Némirovsky resta ebrea. Ebrea negli anni dell'antisemitismo più violento, donna in un mondo di uomini. Un marito che ne seguirà la sorte (la morte in campo di concentramento), due figlie che viaggeranno con un baule mai aperto con gli scritti di Irène. E un insanabile conflitto (presente in molti romanzi) con la madre in costante competizione con la giovinezza della figlia che rifiuterà le nipoti ma che conserva come unico bene nella cassaforte (si scoprirà solo dopo la morte) i romanzi di Irène. Una vita che è un romanzo. E una scrittrice che ricomincia senza fine i suoi romanzi per cesellare la penna. Cinica, crudele, capace di descrivere i sentimenti con finezza e perfezione. Una scrittura magnifica che mette in scena banalità mozzafiato disegnando perfettamente i personaggi secondo una tecnica in cui lavora la vita anteriore dei personaggi. Lo stile Némirovsky.

ELEONORA D'ARBOREA - Lo spettacolo racconta l'affascinante esistenza di Eleonora d'Arborea che verso la fine del XIV secolo seppe portare la propria terra, la Sardegna della sua originaria Oristano, ad acquisire una coscienza di popolo attraverso la lotta per l'indipendenza dal dominio aragonese, lotta che lei seppe perseguire con grande forza (qualità davvero inusitata per una donna di quell'epoca), pur mantenendo inalterati i valori di umanità, amore per i propri figli e il proprio marito, passione per la cultura e l'arte.
A lei si deve anche la "Carta del Logu", la Carta del Luogo, una delle prime oltre che più avanzate costituzioni dell'epoca, rimasta in vigore sino alla prima metà dell'800.

Eleonora o Elianora de Arborea (Molins de Rei, 1340 – Oristano, 1404) è stata la giudicessa d'Arborea, la cui fama si fonda sull'essere stata l'ultima regnante indigena della Sardegna, aver conservato il trono più a lungo dagli attacchi stranieri, e per la promulgazione della Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo. I Catalani, successivi dominatori sulla Sardegna, resero omaggio alla legislatrice, estendendo la giurisdizione in cui era applicata la Carta de Logu a tutta l'isola, conservandola in vigore per secoli, fino alla sostituzione col Codice di Carlo Felice (il 16 aprile 1827, ormai alle soglie del Risorgimento). Il significato simbolico che localmente è attribuito alla figura di Eleonora è principalmente focalizzato sulla durata del suo Giudicato, ultimo a cadere in mano straniera. Eleonora è infatti l'ultima reggente di uno stato sardo indipendente (anche il Regno di Sardegna, infatti, malgrado la denominazione della corona, aveva una sede esterna) e del sentimento di nazione e popolo sardo.


26 aprile – 1 maggio
LA CHIAVE DI VIRGINIA B.
di Isabel Russinova
con Isabel Russinova, Antonio Salines, Fabrizio Bordignon, Annabella Calabrese
musiche Antonio Nasca
regia Rodolfo Martinelli Carraresi

Lo spettacolo, un omaggio al capolavoro erotico dello scrittore giapponese Junichiro Tanizaki, è ambientato negli anni '50, periodo di grandi cambiamenti etici e sociali nel nostro Paese, in cui l'erotismo e la donna sono emblemi di valenze e condizionamenti che riflettono le ansie, ma anche le speranze di cambiamenti epocali, proprie del dopoguerra. Nella pièce "La chiave di Virginia B", l'erotismo è l'ideale filo conduttore della vicenda, delineata dal complesso rapporto affettivo dei protagonisti, dove di volta in volta si alterna la volontà dell'uno di prevalere sull'altro, il desiderio inconfessato di tenerezza, contrapposto alla volontà di sopraffazione. In un crescendo di situazioni emotivamente coinvolgenti, il "gioco al massacro" assumerà toni esasperati e paradossali, culminando in un sorprendente finale noir. 


3 – 8 maggio
IL VIOLINO RELATIVOovvero:
Albert Einstein e il segreto di Stradivari
di e con Riccardo Bàrbera
con il duo Stradivarius (pianoforte + violino)
scelte musicali a cura del M° Andrea Calvani
regia:  Paolo Pasquini 

Da sempre scienza e liuteria cercano di svelare il «segreto» dell'artigiano di Cremona: le proporzioni, i materiali, i procedimenti sono stati fedelmente ricostruiti, ma la miracolosa sonorità dei capolavori stradivariani si è sempre dimostrata inimitabile. Perfino Albert Einstein, nella duplice veste di eccelso fisico e di  violinista dilettante, cercò di applicare i lumi della sua scienza e i lampi dell'intuizione alla risoluzione di questo mistero: 
«La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero;
è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza». 
per poi arrendersi con un sorriso:
«il violino è uno strumento diabolico che resiste all'analisi matematica».
E questa è storia.
La nostra storia, teatrale ma plausibile, narra appunto della sfida a distanza tra un grande liutaio e un grande scienziato.  
E lo straniamento musicale, in cui tutte le dimensioni sono sospese, si rivela ideale ambiente mentale per il relativismo einsteiniano. 
E ogni nodo drammatico dà luogo all'ascolto dal vivo di musiche celebri o composte per l'occasione. 
E il mistero di Stradivari trova alla fine una sua sorprendente soluzione.
Lo spettacolo è in scena da 8 anni nella sua versione francese e viene ora finalmente riproposto in Italia.



10 – 22 maggio
LA VERSIONE DI BARNEY
di Massimo Vincenzi
con Antonio Salines
e la partecipazione in video di Virgilio Zernitz, Gabriella Casali, Fabrizio Bordignon,
Monica Belardinelli, Elisabetta Ventura
e con la partecipazione in voce di Carlo Emilio Lerici, Francesca Bianco, Luca Fiamenghi
musiche originali di Francesco Verdinelli
regia video di Enzo Aronica
regìa di Carlo Emilio Lerici

Barney Panofsky (produttore televisivo di successo) è un ricco ebreo canadese figlio di un poliziotto che, passati i sessant'anni, decide - apparentemente controvoglia - di scrivere una autobiografia. Il motivo che spinge Barney a scriverla è dare la sua "versione" dei fatti che hanno portato alla morte del suo amico "Boogie", e liberarsi così dall'accusa di omicidio mossagli dallo scrittore Terry McIver, compagno di Barney al tempo del suo lungo soggiorno a Parigi.
Nel corso della stesura delle sue memorie tuttavia i ricordi di Barney diventano via via confusi. Barney è malato di Alzheimer. E così gli episodi del suo passato si intrecciano indissolubilmente con gli avvenimenti del suo presente. E lo spettacolo, così come il romanzo, risulta essere una serie di flashback disordinati: i racconti delle giornate del "vecchio" Barney (acciaccato, abbandonato dalla moglie ed alcolista irrecuperabile), si mescolano alla girandola dei ricordi d'una vita ricca di avvenimenti e incontri straordinari.
Sino al finale, dopo che la malattia ha fatto il suo tragico corso, nel quale finalmente sarà resa "giustizia" al protagonista.
 


24 maggio – 5 giugno
IL SOGNO DI IPAZIA
di Massimo Vincenzi
con Francesca Bianco
voce fuori campo Stefano Molinari
videografie Giulia Amato
musiche Francesca Verdinelli
regia Carlo Emilio Lerici

"Immaginate un tempo quando il più importante matematico e astronomo vivente era una donna.
Immaginate che abbia vissuto in una città così turbolenta e problematica come sono oggi Beirut o Baghdad.
Immaginate che questa donna abbia raggiunto la fama non solo nel suo campo, ma anche come filosofo e pensatore religioso, capace di attrarre un largo numero di seguaci.
Immaginatela come una vergine martire ma non per la sua Cristianità, ma da parte dei Cristiani perché non era una di loro.
E immaginate che il colpevole della sua morte sia stato accolto tra i santi più onorati e significativi della Cristianità.
Non avremmo dovuto sentirne parlare?
La sua vita non avrebbe dovuto essere nota a tutti?
Avrebbe dovuto essere così, ma così non è stato."  
Lo spettacolo racconta l'ultimo giorno di Ipazia. Dal suo risveglio al mattino, seguito dall'uscita di casa per recarsi alla sua scuola, sino all'aggressione e alla morte.
La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese "disperate" tentate dalla protagonista: salvare la biblioteca di Alessandria. 
Impresa che abbiamo preso come simbolo della sua intera vita.
A questo ricordo si alterna la voce sempre più veemente, e progressivamente più violenta, dell'autorità politica e religiosa. Partendo dal primo editto di Teodosio del 380 d.c. per arrivare ai veri e propri anatemi del vescovo Cirillo.
Per la parte relativa ad Ipazia la narrazione, pur fedele alla documentazione storica, è stata in gran parte liberamente reinventata. Per la parte relativa all'autorità politica i testi sono tratti dai quattro editti teodosiani. Per la parte relativa al vescovo Cirillo sono stati utilizzati frammenti dei suoi discorsi liberamente riadattati, tenendo come guida le testimonianze storiche che ci sono arrivate.   

 
ORARIO SPETTACOLI
dal martedì al sabato alle ore 21,00
domenica alle ore 17,30
lunedì riposo

PREZZI
Interi € 18,00
Ridotti € 13,00

info e prenotazioni
info@teatrobelli.it
www.teatrobelli.it

La manifestazione è realizzata con il contributo di INPS – fondo PSMSAD


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