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martedì 1 novembre 2016

MILENA VUKOTIC E LA SUA "PERFIDA" REGINA MADRE

Il cinismo dei rapporti familiari raccontato nella commedia "Regina Madre" dalla coppia Avallone/Vukotic


(Angelo Antonucci) Se volessimo scomodare Sigmud Freud e la sua teoria del "complesso di Edipo"  si finirebbe  di sicuro nella facile assonanza tra "Regina Madre/Edipo Re" che ben si addice alla commedia della consolidata coppia teatrale Antonello Avallone e Milena Vukotic. Per la regia di Manlio Santanelli ( a Roma, teatro dell’Angelo). Tra il figlio e la madre si instaura una relazione che è molto di più che affettiva o subdolamente morbosa e si spinge nei meandri, nemmeno tanto oscuri, della psiche umana che si collega all'età infantile-adolescenziale per spiegare la maturazione del bambino attraverso l'identificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Solo che in “Regina Madre” la figura del padre ( il ricordo del quale vive grazie alla madre)  è solo raccontata così come il rapporto del figlio con la sorella e la oramai ex moglie. Il racconto teatrale scorre in perfetta sintonia sulle corde emozionali grazie ai due straordinari attori in scena con un incalzare di ironie, doppi sensi, discorsi cinici e retorici che coinvolgono lo spettatore senza mai isolarlo dal contesto di una famiglia problematica e allo sbando. Se un figlio cinico, giornalista in crisi di identità, lavoro e matrimonio si rapporta con una madre altrettanto morbosamente legata a lui, ma con una pungente cattiveria ridondante, allora , ecco che il testo di “Regina Madre” , rimane sempre attuale ed è, in senso generale, segno della decadenza dei valori familiari tradizionali che si attualizzano, durante la commedia, senza forzature, fino ai nostri giorni.


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